Netanyahu sotto pressione dopo il cessate il fuoco in Libano
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha visto limitata la sua influenza sulla guerra in Medio Oriente, in particolare riguardo al cessate il fuoco con l’Iran e il governo libanese, che ha messo fine ai bombardamenti. Mentre Netanyahu avrebbe preferito continuare il conflitto, le forzature dell’ex presidente statunitense Donald Trump hanno portato a decisioni contrarie, segnando una significativa battuta d’arresto per il leader israeliano, riporta Attuale.
Secondo vari media internazionali, Trump ha dato un preavviso minimo riguardo al cessate il fuoco in Libano, annunciandolo tramite un post sul suo social Truth mentre si svolgeva una riunione del governo israeliano, senza che ci fosse stato un voto ufficiale. Questo approccio impattante è simile a quanto avvenuto durante la “guerra dei 12 giorni” dello scorso estate, quando Trump aveva imposto un cessate il fuoco dopo aver forzato Netanyahu a fermare i bombardamenti.
In questi momenti, Netanyahu cerca di presentare il cessate il fuoco come un gesto di buona volontà, mentre l’opposizione critica questa manovra, considerandola una resa a Trump e un simbolo di debolezza. Nonostante le lamentele, l’esercito israeliano ha comunicato che continuerà a tenere una presenza militare nel sud del Libano.
Secondo i sondaggi, la maggioranza della popolazione israeliana è favorevole a proseguire la guerra contro Hezbollah, con particolare delusione da parte degli abitanti delle aree settentrionali, più vulnerabili agli attacchi. Israele non ha ottenuto garanzie sul disarmo del gruppo militare, che ha ribadito la propria intenzione di non cedere le armi, rispettando temporaneamente il cessate il fuoco.
La situazione è ulteriormente complicata dal contesto delle prossime elezioni parlamentari in Israele, dove Netanyahu, a capo di un governo di estrema destra, rischia di non ottenere la maggioranza. La pressione politica aumenterà per lui, soprattutto mentre cerca di evitarerisanimenti legali legati a accuse di corruzione.
Netanyahu non può rivendicare il successo degli obiettivi prefissati riguardo alla guerra, che includevano la neutralizzazione delle minacce iraniane e delle milizie collegate. La principale realizzazione è stata l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ma senza il rovesciamento del regime come sperato. In effetti, la nuova dirigenza iraniana è considerata ancora più radicale.
Nonostante alcune perdite nelle capacità militari iraniane, il regime non ha accettato di limitare il suo arsenale missilistico. Le negoziazioni si sono bloccate sulle richieste israeliane e statunitensi di fermare il programma nucleare iraniano, mentre il governo iraniano propone solo un rinvio temporaneo.