Il ventitreesimo giorno di guerra: escalation di minacce tra Stati Uniti e Iran, intensificano gli attacchi in Israele

23.03.2026 00:15
Il ventitreesimo giorno di guerra: escalation di minacce tra Stati Uniti e Iran, intensificano gli attacchi in Israele

Escalation di tensione in Medio Oriente: Trump minaccia l’Iran, Israele intensifica attacchi

Il ventitreesimo giorno di guerra in Medio Oriente è stato caratterizzato da minacce e ultimatum. Nella notte tra sabato e domenica, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato sul suo social Truth che se l’Iran non riaprirà lo stretto di Hormuz entro 48 ore, gli Stati Uniti distruggeranno «le centrali elettriche, cominciando dalle più grandi». Questa sarebbe una significativa escalation rispetto alle operazioni militari fino ad ora condotte dagli Stati Uniti, che finora hanno cercato di evitare di colpire le infrastrutture civili, riporta Attuale.

Nei giorni scorsi, Israele ha colpito serbatoi di carburante a Teheran e l’importante impianto di gas naturale di South Pars. In risposta, l’Iran ha emesso dichiarazioni di minaccia, con i Guardiani della Rivoluzione che hanno avvertito che chiuderanno lo stretto di Hormuz se le centrali elettriche saranno attaccate. Hanno anche minacciato di colpire le infrastrutture energetiche israeliane e quelle di stati del Golfo che ospitano basi statunitensi.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha avvertito che un’ulteriore escalation potrebbe innescare una crisi energetica di lungo periodo per l’umanità, scrivendo in un post su X. Nel frattempo, l’Iran continua a sostenere che lo stretto è accessibile, tranne che per le navi dei suoi avversari, mentre il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha affermato che le navi esitano a passare per timore della guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele.

Negli ultimi due giorni, il regime iraniano ha intensificato i suoi attacchi contro Israele, superando le difese aeree e colpendo le città di Dimona e Arad, vicino a un importante sito nucleare israeliano. Domenica, sono stati lanciati ulteriori missili verso Tel Aviv e la zona centro-meridionale del paese. Nel contesto degli attacchi israeliani, sono stati presi di mira i ponti sul fiume Litani in Libano, con l’ultimo ponte distrutto a Quasmiya. L’obiettivo sembra essere quello di isolare la zona meridionale del Libano, probabilmente in vista di un’invasione di terra.

Il governo libanese ha denunciato una violazione della sovranità del paese, mentre il numero di persone uccise negli attacchi è salito a 1.029. Inoltre, un elicottero del Qatar è precipitato nel Golfo Persico durante un volo di addestramento a causa di un problema tecnico, senza che ci fossero attacchi coinvolti. A bordo c’erano sette persone, tutte recuperate, tra cui quattro militari qatarioti e un militare turco.

Si segnala anche un tentativo dell’Iran di attaccare la base militare britannico-statunitense di Diego Garcia, dimostrando di possedere missili balistici intercontinentali capaci di raggiungere distanze di circa 4.000 chilometri. Tuttavia, il segretario Mark Rutte ha dichiarato che la NATO «non può confermare» l’asserzione che l’Iran possieda questo tipo di armi.

1 Comment

  1. Che situazione incredibile! I politici sembrano più interessati a fare minacce che a trovare una soluzione pacifica. Cosa ne sarà delle persone innocenti che pagano il prezzo? La guerra porta solo dolore e distruzione, non c’è futuro in questo. Speriamo che qualcuno svegli la coscienza di questi leader…

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