Trump annuncia possibili negoziati Usa-Iran per riaprire lo stretto di Hormuz e porre fine alla guerra in Medio Oriente

24.03.2026 12:05
Trump annuncia possibili negoziati Usa-Iran per riaprire lo stretto di Hormuz e porre fine alla guerra in Medio Oriente

Trump annuncia colloqui con l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz

Lunedì, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che gli Stati Uniti e l’Iran stanno negoziando per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra in Medio Oriente. Questa affermazione sorprendente è emersa in un contesto in cui non erano state rese pubbliche notizie su colloqui in corso e numerosi esponenti del regime iraniano avevano smentito di essere disponibili a trattare, riporta Attuale.

Le informazioni attualmente disponibili sono ancora incerti e frammentarie. Dall’inizio del conflitto, si sono tenuti vari scambi tra mediatori statunitensi, iraniani e rappresentanti di paesi arabi, ma pochi dettagli concreti sono stati comunicati, e non è chiaro se questi scambi possano effettivamente essere definiti come “negoziati”. Tuttavia, tutte le fonti concordano sul fatto che le discussioni sono preliminari e distanti da una soluzione definitiva.

Trump ha collegato la sua dichiarazione alla riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il transito delle esportazioni mondiali di gas e petrolio, che l’Iran ha bloccato dall’inizio del conflitto. Sabato, Trump aveva dato all’Iran un ultimatum di 48 ore per riaprire lo stretto, minacciando bombardarne le centrali elettriche se non fosse avvenuto. Lunedì, tuttavia, ha rivisto la sua posizione, al contempo affermando che le conversazioni in corso erano “produttive” e postponendo eventuali attacchi.

Nel corso della giornata, Trump ha fornito dettagli vaghi riguardo ai colloqui, rivelando che sono gestiti da Steve Witkoff, il suo inviato per il Medio Oriente, e da Jared Kushner, e che sono iniziati sabato sera, subito dopo il suo ultimatum. Ha accennato anche all’esistenza di una bozza di accordo in 15 punti, che includerebbe la rinuncia dell’Iran al suo programma nucleare.

Tuttavia, non ha specificato gli interlocutori statunitensi nelle trattative, un aspetto accentuato dal fatto che i bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israel nell’ambito della guerra hanno decimato la leadership iraniana, uccidendo figure chiave come la Guida Suprema Ali Khamenei e Ali Larijani, un politico influente. La nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, non è ancora apparsa in pubblico e ha mostrato atteggiamenti ostili verso gli Stati Uniti. Trump ha menzionato che sta dialogando con un “rispettato” uomo iraniano, omettendo però il nome per garantire la sua sicurezza.

Resta incerta l’origine di queste discussioni e le motivazioni da cui prendono avvio. Gli Stati Uniti chiedono da tempo all’Iran di interrompere il suo programma di arricchimento dell’uranio, ritenuto parte di un potenziale svilupppo di armi nucleari. Recentemente, il Jerusalem Post ha riportato che gli Stati Uniti stavano dialogando con Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ma Ghalibaf ha smentito queste informazioni, accusando Trump di usare “fake news” per manipolare i mercati energetici e trovare una via d’uscita dalla guerra.

La portata del coinvolgimento degli altri paesi del Medio Oriente nei negoziati non è chiara. Alcuni dettagli emergono da un’inchiesta del Wall Street Journal, nella quale si afferma che giovedì scorso i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan si sono incontrati a Riyad per avviare colloqui, senza sapere inizialmente chi coinvolgere dall’Iran.

Secondo il rapporto, questa riunione ha raggiunto Trump, dando avvio poi ai colloqui annunciati ieri. Tuttavia, i mediatori si sono mostrati scettici circa la rapidità della conclusione di un accordo, e il regime iraniano continua a mantenere distacco dalle trattative.

Dai funzionari interpellati dal New York Times è emerso che Araghchi e Witkoff hanno avuto contatti telefonici, ma non sono considerati negoziati formali. Fonti indicate da CNN hanno inoltre rivelato che anche Oman, Pakistan e Turchia sono coinvolti, senza che però nessuna proposta abbia raggiunto una fase di consenso.

Le possibilità di un incontro tra rappresentanti dell’Iran, degli Stati Uniti e di altri paesi coinvolti potrebbero attuarsi in Turchia o in Pakistan; quest’ultimo ha già dichiarato la propria disponibilità ad ospitare eventuali negoziati.

Fin dalle prime fasi del conflitto, Trump ha manifestato posizioni contraddittorie riguardanti i negoziati e le operazioni belliche. Una lettura della sua attuale posizione suggerisce che stia cercando di orientarsi verso le trattative per uscire da una condizione estremamente difficile. Se gli Stati Uniti dovessero bombardare le centrali elettriche iraniane, l’Iran ha minacciato di colpire le infrastrutture energetiche di Israele e degli altri produttori di petrolio e gas, mettendo a rischio il mercato energetico globale, già vulnerabile a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. Trump desidera evitare a tutti i costi un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia.

D’altro canto, un’eventuale inazione potrebbe apparire come un segnale di debolezza; così, citando i negoziati, Trump potrebbe guadagnare tempo e aprire la possibilità a soluzioni alternative nel conflitto.

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