Trump: il presidente di una nuova era tra forza e rischio di sconfitta

30.03.2026 07:45
Trump: il presidente di una nuova era tra forza e rischio di sconfitta

A che punto è la prima guerra di Donald Trump? La situazione è complessa e varia a seconda del piano di osservazione: militare, geoeconomico o politico interno. Il bilancio militare risulta il meno problematico. Se paragonato a conflitti precedenti, l’attacco all’Iran può ancora essere definito come una “operazione militare speciale”, simile alla definizione di Putin all’inizio della campagna in Ucraina. Questa operazione ha avuto un notevole impatto nel ridimensionare gli arsenali degli ayatollah e decapitare il regime. Immaginando una situazione rovesciata, se in quattro settimane l’Iran avesse eliminato i vertici israeliani e distrutto gran parte delle forze armate di Tel Aviv, non ci sarebbe dubbio sull’inefficacia dei Guardiani della Rivoluzione islamica, riporta Attuale.

Tuttavia, nel caso di Trump, la percezione di sconfitta aleggia nell’aria. Questo può sembrare una forzatura, ma è fondamentale interrogarsi sul perché. Anche nei primissimi giorni della guerra del Vietnam, la maggior parte degli americani non desiderava che le proprie forze armate perdessero—situazione che oggi si ripete dal 28 febbraio con il conflitto in corso. L’atmosfera odierna è influenzata dalla figura del presidente alla Casa Bianca.

Crisi di consenso

Come esposto nello speciale che precederà l’uscita del Corriere, Trump può essere compreso meglio attraverso uno studio dei precedenti storici, come l’anti-europeismo di Nixon negli anni Settanta e il protezionismo di Reagan negli anni Ottanta. Trump si distingue per la sua abilità nel spaventare e alienare metà del proprio paese e una parte significativa dei suoi alleati, in particolare europei.

Il basso consenso domestico verso la guerra in Iran è altresì il risultato di una sua carente comunicazione della strategia, creando dissenso anche tra i suoi sostenitori più fedeli. Le manifestazioni contro la guerra, come le No Kings che sono già state organizzate, evidenziano come il malcontento non si limiti a una mancanza di supporto, ma si intrecci con risentimenti verso le tendenze autocratiche del presidente. Il conflitto in Iran sta influenzando l’opinione pubblica americana, contribuisce ai danni all’economia globale e di fatto rappresenta un insuccesso, poiché non ha ancora garantito la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Dal punto di vista delle relazioni con gli alleati, la crisi attuale ricorda quella del 2003, quando Germania e Francia si dissociarono dall’intervento in Iraq. Ventitré anni fa, la NATO sembrava giunta a un punto critico, ma la situazione attuale è ulteriormente complicata dai dazi imposti sulle merci europee e dal conflitto in corso in Ucraina.

Secondo Kissinger

Un giudizio illuminante su Trump è stato dato da Henry Kissinger, il quale lo ha descritto come un simbolo di un’era di transizione. Il periodo attuale è caratterizzato da un ritorno in primo piano delle dinamiche di potere. Anche l’esito di questi conflitti verrà giudicato in base a chi ne uscirà rafforzato e chi indebolito.

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