Firenze, 21 aprile 2026 – L’opera simbolo della tragedia delle guerre, la Pietà laica realizzata dallo scultore Filippo Tincolini di Carrara, esposta ai primi di aprile al Teatro Era di Pontedera, è ora in cerca di nuove sedi per continuare a diffondere il suo messaggio. Riporta Attuale.
Siamo ancora capaci di provare pietà?
Questa scultura invita a riflettere su una questione cruciale: siamo ancora in grado di provare pietà? La domanda è al centro del significato dell’opera e del progetto avviato dallo scultore, in collaborazione con il giornalista Federico Quaranta e lo scrittore Andrea Pezzi. In un’epoca caratterizzata da una crescente rimozione di immagini scomode, il messaggio di Tincolini rischia di essere ignorato, perdendo il grido di dolore che rappresenta.
La scultura di Tincolini suscita interesse internazionale
La Pietà è ispirata a una famosa fotografia di Mohammed Salem, catturata a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, che ha vinto il World Press Photo of the Year 2024. Mostrando una madre che culla il corpo senza vita di un bambino, l’immagine rappresenta le vittime della guerra e ha già suscitato interesse per l’opera di Tincolini a livello globale. Lo scultore ha rivelato di aver ricevuto richieste di interviste da parte di media internazionali, tra cui un giornalista brasiliano.
Contatti per una mostra a Roma
In attesa che l’interesse si traduca in proposte concrete, il Comune di Roma ha assicurato che la Pietà di Tincolini potrebbe ricevere attenzione, essendo in linea con la sensibilità culturale della città. Si prevedono contatti per valutare l’assegnazione di uno spazio espositivo.
L’offerta del Bac Borgo d’Arte Contemporanea
Intervenendo nella discussione, il Bac Borgo d’Arte Contemporanea di Collescipoli (Terni) ha dichiarato: “Il marmo non va a male, ma il bisogno di umanità ha fretta. Siamo pronti ad accoglierti. Le nostre porte sono aperte”.
“Le opere necessarie – ha affermato Federico Quaranta, ideatore del progetto – troveranno sempre il loro spazio. Non perché autorizzate, ma perché diventano inevitabili, appartendo a tutti”.