Trump intensifica le minacce all’Iran in vista del termine di 60 giorni di conflitto

24.04.2026 07:55
Trump intensifica le minacce all'Iran in vista del termine di 60 giorni di conflitto

Trump intensifica le minacce all’Iran mentre il conflitto nello Stretto di Hormuz si inasprisce

DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Minacciando di affondare ogni nave iraniana che posi mine nello Stretto di Hormuz, Trump ha adottato un tono più aggressivo rispetto ai commenti della Casa Bianca del giorno precedente, quando la portavoce Karoline Leavitt aveva affermato che il sequestro di due navi da parte dell’Iran non avrebbe necessariamente interrotto i negoziati, poiché non si trattava di navi americane né israeliane, riporta Attuale.

Il presidente americano alterna frequentemente minacce a toni conciliatori nei negoziati; ora lo fa mentre il conflitto ha raggiunto una nuova fase, in cui sia gli Stati Uniti che l’Iran cercano di esercitare controllo sul commercio che attraversa lo Stretto, in un contesto di incertezze nei negoziati di pace.

Questa nuova fase viene descritta dal Wall Street Journal come “un limbo paralizzante tra guerra e pace” in cui lo Stretto resta chiuso, accrescendo i rischi di una nuova escalation. I bombardamenti e le rappresaglie aeree da parte dell’Iran potrebbero essersi interrotti con l’estensione del cessate il fuoco da parte di Trump, ma la battaglia per il controllo di Hormuz continua, senza una vera de-escalation: entrambe le nazioni sembrano mettere alla prova i limiti dell’uso della forza, e le loro azioni potrebbero in qualsiasi momento innescare una ripresa del conflitto su scala più ampia.

Il New York Times osserva che, nonostante la forza militare predominante mostrata dagli Stati Uniti, non è chiaro se Trump realizzerà gli obiettivi politici di questa guerra: il regime iraniano resiste e continua a rifiutare di concedere sull’arricchimento dell’uranio, e lo Stretto rimane chiuso. Tuttavia, la Casa Bianca sottolinea i successi militari di questo periodo come prova di vittoria. Trump ha lodato un articolo di Marc Thiessen del Washington Post, sottolineando che non ha bisogno di un accordo per raggiungere i propri obiettivi nei confronti dell’Iran.

Thiessen elogia le capacità di negoziazione di Trump e aggiunge che “anche i migliori negoziatori sanno che a volte il miglior accordo è nessun accordo.” Propone inoltre che nel caso in cui il regime iraniano sia realmente “fratturato” tra le fazioni favorevoli e contrarie a un accordo, una soluzione semplice sarebbe eliminare quelli che si oppongono agli accordi, sostenendo infine che l’Iran ha più bisogno dell’accordo di Trump, poiché sta esaurendo le capacità di stoccaggio del petrolio a causa dell’embargo e si trova in una situazione di mancanza di risorse e tempo.

Il New York Times invece “conta” i giorni a disposizione di Trump: il 1° maggio si compiranno 60 giorni dalla guerra iniziata il 28 febbraio, con la notifica ufficiale al Congresso presentata il 2 marzo. Il presidente afferma di agire nell’ambito dei suoi poteri di comandante in capo per proteggere le basi in Medio Oriente e tutelare “gli interessi nazionali vitali”. Tuttavia, molti democratici contestano questa spiegazione, insinuando che abbia agito illegalmente, senza riuscire ad utilizzare la “War Powers Resolution” del 1973 per sfidare il conflitto in un Congresso a maggioranza repubblicana.

La Casa Bianca e la maggior parte dei repubblicani insistono che Trump ha agito nell’ambito dei poteri di guerra che consentono 60 giorni per ritirare le forze americane da conflitti non autorizzati dal Congresso. Alcuni repubblicani, però, ora suggeriscono che non lo supporteranno oltre il termine dei 60 giorni. Per legge, è possibile un ulteriore prolungamento di 30 giorni se il presidente certifica per iscritto che è necessario per un ritiro sicuro dei soldati, ma a quel punto non avrebbe l’autorità di continuare operazioni offensive.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere