Trump critica Netanyahu per la situazione in Medio Oriente: «Che c…o stai facendo?»

03.06.2026 08:15
Trump critica Netanyahu per la situazione in Medio Oriente: «Che c...o stai facendo?»

Telefonata tesa tra Trump e Netanyahu: frasi dure sul conflitto in Medio Oriente, riporta Attuale.

DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Nel corso di una recente conversazione, Donald Trump ha espresso forte disappunto verso il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu. I giornalisti di Axios, Barak Ravid e Marc Caputo, hanno riportato che Trump, irritato per quella che considera una sproporzionata escalation contro Hezbollah che minaccia i negoziati con l’Iran, ha definito Netanyahu «un pazzo» e un ingrato, accusandolo di isolare ulteriormente Israele e di impedirgli di intensificare gli attacchi contro Beirut.

Due fonti di Axios riferiscono che Trump ha rammentato a Netanyahu di averlo aiutato a evitare il carcere durante il suo processo per corruzione, ribadendo: «Sei un fottuto pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il c..o. Tutti ti odiano adesso. Tutti odiano Israele per questo». Un altro funzionario ha rivelato che Trump ha esclamato: «Che c…o stai facendo?».

La reazione alle rivelazioni è stata vehemente. Mark Levin, opinionista di Fox, ha criticato Ravid, chiedendo il suo licenziamento e sostenendo che l’FBI deve indagare sulle sue fonti. Alcuni utenti sui social hanno ironizzato su come il responsabile di queste fughe di notizie possa essere proprio lo stesso Trump.

Il giorno seguente, il giornalista israeliano Amit Segal ha avanzato una versione alternativa dell’accaduto, che pur riconoscendo la tensione, sminuisce il conflitto: non ci sarebbero stati insulti né riferimenti alla prigione o all’odio globale per Netanyahu, limitandosi a sottolineare che «difendere Israele è difficile e alimenta l’odio».

Secondo la nuova versione, i due leader avrebbero chiarito un fraintendimento. Trump riteneva che Netanyahu volesse proseguire con una guerra di alta intensità, mentre Netanyahu pensava che Trump auspicasse un cessate il fuoco totale; alla fine i due hanno concordato che «Israele eviterà di colpire Beirut finché non verrà attaccato all’interno dei suoi confini». Le operazioni nel sud del Libano, tuttavia, continueranno, evidenziando una sostanziale discrepanza nei piani.

Non è la prima volta che Netanyahu mette a dura prova Trump. Nel passato ci sono state diverse telefonate «tese», e altri presidenti USA, come Bill Clinton, hanno vissuto situazioni simili con il premier israeliano. Ci sono anche consiglieri di Trump che mostrano riserve nei confronti di Netanyahu; dopo attacchi israeliani in Siria e una chiesa colpita a Gaza, alcuni funzionari americani hanno affermato a Ravid: «Bibi si è comportato come un pazzo. Bombarda ogni cosa. Che c…o. Questo può danneggiare ciò che Trump sta cercando di fare».

Tuttavia, non ci si aspetta una rottura tra i due alleati a causa della situazione con l’Iran. Alcuni analisti sostengono che queste fughe di notizie possono essere intenzionali, facendo apparire Trump come un leader forte, in un momento in cui i mercati stanno migliorando, senza però cambiare realmente la situazione sul campo. Nonostante Netanyahu abbia scommesso che Trump alla fine sosterrà un attacco all’Iran, persistono divergenze d’interessi, evidenti anche nelle recenti operazioni contro i depositi di carburante iraniani.

Le pressioni continuano. Dopo una telefonata complicata il 19 maggio, in cui Netanyahu scoprì che l’Iran desiderava includere nel memorandum d’intesa un cessate il fuoco in Libano, Netanyahu ha manifestato scetticismo, insistendo per riprendere la guerra e rovesciare il regime iraniano. Trump, d’altro canto, sta cercando un accordo che preveda anche la rinuncia al programma nucleare, ma rimane incerta la risposta americana se l’Iran non dovesse cedere.

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