Trump minaccia il ritiro dalla NATO durante scontro con gli alleati
In un’intervista al quotidiano britannico «The Telegraph», pubblicata oggi mercoledì primo aprile, Donald Trump torna a ventilare il ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica, riporta Attuale.
«Sto seriamente valutando di lasciare la Nato. Direi che è una considerazione che va ben oltre una semplice rivalutazione. Non sono mai stato convinto dalla Nato. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e lo sa anche Putin», ha dichiarato Trump. Il suo malcontento è amplificato dagli eventi recenti legati alla guerra all’Iran, dove Trump accusa gli alleati di non essersi uniti agli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele.
Trump sostiene che l’America ha sempre risposto a sostegno della NATO, addirittura nel contesto del conflitto in Ucraina, nonostante non fosse una preoccupazione diretta per gli Stati Uniti. «Loro non sono stati lì (in Iran) per noi», ha dichiarato, evidenziando un crescente risentimento verso i partner europei.
Non è la prima volta che Trump esprime simili riserve nei confronti della NATO. Tuttavia, il Segretario dell’organizzazione, Mark Rutte, sperava di aver attenuato il rischio di una rottura storica durante il vertice all’Aja del giugno 2025, dove i 32 Paesi membri hanno concordato di aumentare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035.
Le tensioni, però, sono alle stelle e ogni riunione del Consiglio del Nord Atlantico è caratterizzata da polemiche crescenti. L’intervento di Trump è stato preceduto dalle dichiarazioni del Segretario di Stato, Marco Rubio, il quale ha affermato che «la NATO non può essere un’alleanza a senso unico», segnalando una compattezza dell’Amministrazione di Washington su una linea di scontro.
In vista del summit ad Ankara, in Turchia, previsto per il 7 e 8 luglio, Rutte e i leader principali temono che si possa trasformare in una durissima resa dei conti tra Trump e gli altri Paesi membri. Nel frattempo, la Casa Bianca appare sempre meno disposta a supportare la resistenza ucraina, alimentando ulteriori timori nel continente europeo.
Si vocifera che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare i fondi raccolti tramite il fondo Purl (Prioritised Ukraine Requirements List) non per inviare armi in Ucraina, ma per rifornire le scorte del Pentagono, compromesse a seguito delle precedenti spedizioni degli armamenti avviate da Joe Biden e interrotte dall’arrivo di Trump nello Studio Ovale.
Inoltre, i risultati del Purl sono deludenti: solo 24 Paesi hanno fornito 4,5 miliardi di dollari a fronte di una richiesta di 90-100 miliardi da parte di Volodymyr Zelensky. L’Italia non ha ancora aderito.