Guerra in Iran: nuove prospettive secondo l’analisi di Charles Kupchan
La crisi in Iran continua a evolversi, con il conflitto che ha già visto Stati Uniti e Israele colpire oltre mille obiettivi. Tuttavia, secondo l’ex consigliere di Barack Obama, Charles Kupchan, la capacità d’attacco dell’Iran rimane intatta, e ciò suscita interrogativi su come si potrà risolvere questa guerra. L’analisi di Kupchan delinea tre possibili scenari: il campo di battaglia, le manovre diplomatiche e le opportunità per un accordo chiaro, riporta Attuale.
Nelle sue osservazioni, Kupchan ha indicato che la risposta dell’opinione pubblica americana nei confronti dell’attacco all’Iran è diventata progressivamente negativa. Inizialmente vi era un consenso limitato, e con l’aumento del prezzo della benzina, la situazione sembra deteriorarsi ulteriormente. La guerra si sviluppa su diversi livelli, il primo dei quali è certamente legato a quanto avverrà sul campo di battaglia.
Nonostante i bombardamenti, l’Iran non ha cessato le sue operazioni offensive. Kupchan osserva che “il numero dei missili e dei droni lanciati da Teheran è diminuito, ma le capacità di colpire obiettivi sensibili persisteranno”. Le forze iraniane, infatti, hanno affinato la loro strategia di attacco e continuano a rappresentare una minaccia concreta, con raid da entrambe le parti del conflitto.
Il secondo scenario descritto da Kupchan riguarda le manovre diplomatiche. Ci sono attualmente scambi di comunicazione tra Teheran e Washington, sebbene non sia chiaro se siano diretti o indiretti. Entrambi i lati hanno interesse a trovare una soluzione diplomatica per evitare un’ulteriore escalation.
In termini di risultati finali, Kupchan suggerisce che sia possibile giungere a un cessate il fuoco, ma anche che un accordo potrebbe rimanere vago, lasciando l’Iran in grado di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Ciò impone interrogativi sulla sicurezza del traffico marittimo regionale e sulla stabilità del mercato energetico globale.
Infine, sulle tensioni tra Trump e gli alleati europei, Kupchan afferma che gli europei stanno perdendo la pazienza. La minaccia del presidente americano di occupare la Groenlandia ha segnato un punto di non ritorno, e ora la situazione in Iran aggrava ulteriormente la frustrazione europea. Tuttavia, l’analista rimane scettico sull’uscita degli Stati Uniti dalla NATO, sostenendo che la permanenza nell’Alleanza rappresenti un interesse strategico per Washington, come dimostrato dal ricorso a basi militari europee per le operazioni contro l’Iran.