Summit tra Stati Uniti e Iran a Islamabad mentre le tensioni in Medio Oriente aumentano
Il summit tra Stati Uniti e Iran si riprenderà sabato a Islamabad, la capitale del Pakistan, con una nuova bozza in dieci punti presentata da Teheran, riporta Attuale. Questo incontro si svolge in un contesto di crescenti tensioni, sottolineate dall’ultimatum di Donald Trump, che aveva minacciato di “cancellare la civiltà iraniana”. I mediatori internazionali, preoccupati per la difficoltà di trovare una formula che permetta a Trump di dichiarare vittoria senza umiliare Teheran, hanno lavorato intensamente negli ultimi giorni coinvolgendo diplomatici di Pakistan, Egitto e Turchia.
La figura centrale in queste trattative è diventata Asim Munir, capo dell’esercito pakistano, mentre il ruolo di Erdogan è stato ridimensionato a causa della sua ostilità verso Israele. Munir ha potuto così muoversi in stretto contatto con Pechino, come evidenziato dall’impegno del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.
Il 7 aprile, gli inviati statunitensi hanno cercato una soluzione più drastica rispetto alla tregua inizialmente proposta dal Pakistan, che prevedeva 45 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Nonostante gli sforzi, le trattative hanno portato a un accordo per una riduzione dei tempi: due settimane invece di un mese e mezzo. Il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha intensificato la mediazione, con continue comunicazioni tra la Casa Bianca e i vertici iraniani, condividendo informazioni solo con Netanyahu.
Il via libera finale da parte di Trump è arrivato alle 18:32 ora americana, dopo una lunga attesa e un crescendo di tensione. Nel corso della giornata, Trump ha rivelato che Pechino aveva contribuito a facilitare l’accordo, preoccupata per le ripercussioni sui prezzi globali dell’energia. La Cina consuma circa 5-6 milioni di barili di petrolio al giorno dai Paesi del Golfo, e temeva che un conflitto avrebbe potuto alterare significativamente i mercati.
Le monarchie del Golfo, escluso l’Oman, spingevano per una condanna degli attacchi iraniani, sostenendo la necessità di una risposta più forte. Tuttavia, l’intervento cinese e russo ha bloccato la risoluzione proposta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, favorendo gli interessi di Teheran. Gli Emirati Arabi Uniti, gravemente colpiti da missili e droni iraniani, avevano chiesto una risposta decisiva alla Casa Bianca, il che ha complicato ulteriormente le dinamiche regionali.
Da sabato, la comunità internazionale attende con trepidazione i risultati delle trattative a Islamabad, e la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che si tratta di un nuovo piano e non di uno già rifiutato dagli Stati Uniti.