Scandalo Peter Mandelson: dimissioni e crisi per Keir Starmer
LONDRA – Il caso di Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico a Washington costretto a dimettersi lo scorso settembre per i legami con Jeffrey Epstein e presunti trasferimenti di informazioni riservate, continua a minacciare la stabilità politica del primo ministro Keir Starmer. Olly Robbins, alto consigliere agli esteri e negoziatore della Brexit, ha lasciato Downing Street a causa della sua mancata comunicazione al premier riguardo il fallimento di Mandelson nei controlli di sicurezza, un’informazione che avrebbe dovuto impedire la sua nomina a un ruolo tanto cruciale, riporta Attuale.
Per Starmer la situazione è critica: aveva garantito in Parlamento che tutte le procedure erano state seguite correttamente, mentre le evidenze suggeriscono il contrario. La presentazione di informazioni false al Parlamento rappresenta una grave violazione del codice di Westminster, solitamente sanzionata da dimissioni. Si pone quindi la questione: è possibile che Starmer non fosse al corrente della situazione?
Tutti i partiti d’opposizione hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Starmer, sottolineando l’assurdità di un premier, ex procuratore capo, che non ha svolto domande fondamentali riguardo le indagini di sicurezza. Kemi Badenoch, leader del partito conservatore, ha affermato: “Tutte le strade portano alle dimissioni”. Anche Nigel Farage, del Reform, è scettico riguardo l’ultimo comunicato di Downing Street definendolo privo di credibilità. Zack Polanski, dei verdi, ha dovuto avvertire che ogni ulteriore sviluppo senza dimissioni sarebbe “assurdo”.
Dal canto suo, Starmer, attualmente in Francia per coordinare una coalizione volta a riaprire lo stretto di Hormuz, ha deciso di non dimettersi. Fonti di Downing Street dichiarano che il premier ha appreso martedì scorso dell’esito negativo delle indagini dei servizi e che Robbins non era obbligato a informarlo. Robbins stesso ha espresso sorpresa dopo aver esaminato le regole, che ha affermato di aver prontamente modificato.
È stata la rivelazione del quotidiano Guardian a portare alla luce il rifiuto dei servizi segreti alla candidatura di Mandelson, rivelando che l’ex ambasciatore non era stato preventivamente avvisato e che la ministra degli Esteri, Yvette Cooper, ha appreso i dettagli solo grazie all’inchiesta del giornale.