Elezioni anticipate in Bulgaria: Rumen Radev si dimette per concorrere al governo in un contesto di crisi politica

19.04.2026 07:35
Elezioni anticipate in Bulgaria: Rumen Radev si dimette per concorrere al governo in un contesto di crisi politica

Le elezioni anticipate in Bulgaria: un test decisivo per Rumen Radev

Le elezioni anticipate che si svolgeranno domenica in Bulgaria rappresentano un importante banco di prova per Rumen Radev, l’unico politico bulgaro rimasto alla guida del paese dal 2017. Radev si è dimesso a metà gennaio, poco prima della fine del suo secondo mandato, per candidarsi come primo ministro. Il contesto è caratterizzato da cinque anni di instabilità politica, alimentata dalle recenti dimissioni del governo a dicembre scorso dopo una serie di proteste di massa contro la corruzione e la mancanza di rinnovamento della classe politica, riporta Attuale.

La candidatura di Radev è inusuale dato il ruolo tradizionalmente cerimoniale del presidente in Bulgaria, tipicamente visto come al di sopra della contesa politica. Tuttavia, ha saputo sfruttare la crisi per aumentare la sua influenza, ridefinendosi come potenziale risolutore dello stallo politico. Le elezioni, tuttavia, potrebbero nuovamente portare alla formazione di un parlamento frammentato e conflittuale.

Il governo dimissionario era l’ultimo espressione del partito di centrodestra GERB di Bojko Borisov, che ha dominato la scena politica bulgara per anni. Radev, visto come uno dei principali antagonisti di Borisov, ha promesso di combattere la corruzione e lo “stato mafioso,” mirando direttamente a figure chiave come Borisov stesso e Delyan Peevski, un oligarca sanzionato da Regno Unito e Stati Uniti.

Radev ha creato un nuovo partito, Bulgaria Progressista, accogliendo sostenitori provenienti dai Socialisti e dall’ambiente militare, di cui porta il retaggio di ex generale dell’aeronautica. Il suo programma elettorale, pur presentando vaghe promesse anti-corruzione, cerca di attrarre elettorati sia di destra che di sinistra, evitando di esporsi su questioni concrete.

Nonostante le sue posizioni storicamente favorevoli alla Russia, Radev ha mantenuto un profilo basso sulla guerra in Ucraina durante la campagna. In passato, ha minimizzato la situazione, definendola un “conflitto,” esprimendosi in modo critico anche verso il governo ucraino. Questa ambiguità si è manifestata ulteriormente in occasione dell’accordo decennale di cooperazione difensiva tra Bulgaria e Ucraina, definito da lui stesso illegittimo.

La campagna di Radev ha preso una direzione complottistica, con riferimenti a un presunto “modello romeno,” ovvero un tentativo di discreditare la sua vittoria come avvenuto in Romania nel 2025. Questa narrazione risponde alla strategia di giustificare eventuali difficoltà post-elettorali e sfruttare timori legati all’interferenza esterna.

Secondo le intenzioni di voto, Bulgaria Progressista è attualmente in testa con una percentuale che si aggira attorno al 30 percento, ma non sarebbe sufficiente per governare senza alleanze. Le posizioni euroscettiche di Radev, un tempo sostenitore di un referendum sull’adozione dell’euro, potrebbero complicare ulteriormente le trattative future. L’adozione dell’euro è avvenuta il 1° gennaio, un processo affrontato con timori infondati di inflazione che, invece, si è mostrata in calo nei primi mesi.

Se Radev dovesse vincere, le sue opzioni di governo includerebbero alleanze con partiti filoeuropei, nazionalisti e filorussi, o la possibilità di formare un governo di minoranza, come molti dei suoi predecessori. L’esito delle elezioni sarà cruciale non solo per il futuro politico della Bulgaria, ma anche per il suo rapporto con l’Unione Europea e le dinamiche geopolitiche nella regione.

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