Situazione critica in Iran: il regime sotto pressione e la mancanza di leadership carismatica
Il regime iraniano affronta una crisi profonda. Secondo il politologo Gilles Kepel, intervistato da Attuale, il Paese è in uno stato di disastro e privo di un vero leader capace di mediare tra le varie fazioni, come accadeva in passato.
Commentando la recente decisione di inviare il ministro degli Esteri Abbas Araghchi a Islamabad, Kepel ha affermato: “La Casa Bianca ha esercitato una pressione enorme su Teheran senza ricorrere all’uso della forza, adottando un contromisura navale.” A suo avviso, gli Stati Uniti ora hanno il sopravvento poiché l’Iran è gravemente colpito nelle sue infrastrutture. La situazione interna è drammatica, con condanne a morte ed esecuzioni quotidiane nei confronti di dissidenti. “Il contromisura navale degli Stati Uniti, paragonabile a quella dell’Iran nello Stretto di Hormuz, si è rivelata la strategia più efficace. L’Iran non è più in grado di esportare petrolio e fatica a mantenere anche le risorse limitate disponibili.”
La repressione interna ha costretto anche i leader più radicali ad accettare la ripresa delle trattative, evidenziando l’urgente necessità di una soluzione. Kepel ha messo in luce che l’Iran, con le sue azioni aggressive nel Golfo, si è isolato ulteriormente, danneggiando le relazioni con Paesi come il Qatar, in un’epoca in cui la mancanza di petrolio e fertilizzanti produce devastanti conseguenze economiche per molte nazioni del Sud globale.
Parlando delle divisioni interne alla leadership iraniana, Kepel ha sottolineato che, a differenza del passato quando la Guida Suprema giocava un ruolo da arbitro, adesso non c’è più una figura forte in grado di ricomporre le tensioni politiche. “Mojtaba Khamenei, figlio dell’ultimo Leader Supremo, non possiede il carisma né le credenziali per guidare e risolvere i conflitti interni.”
In merito alla legittimità del regime, lo studioso ha dichiarato: “Mojtaba non ha i requisiti per esercitare il potere e non sarà in grado di risolvere le tensioni politiche. Questa è una differenza cruciale rispetto al passato.” Le recenti negoziazioni con gli USA hanno visto vincere le forze pragmatiche, con Araghchi ora prossimo a trattare a Islamabad.
Infine, Kepel ha commentato la posizione dell’Europa, affermando: “L’Europa si dimostra nemica degli Stati Uniti di Trump, ma si sta mobilitando per mantenere aperti gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb, in attesa delle prossime elezioni di midterm.”