Netanyahu in difficoltà: l’alleanza con Trump traballa mentre l’Israele si prepara a un attacco contro l’Iran
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si trova in una situazione precaria, considerando che i generali avvertono di una carenza di almeno 17.000 soldati combattenti, creando pressioni interne e diplomatiche crescenti. La tensione è aumentata in seguito a recenti colloqui con il presidente Donald Trump, che ha reso noto di aver sospeso un assalto contro Teheran, riporta Attuale.
Netanyahu sta cercando di convincere l’amministrazione Trump a riconsiderare l’accordo con l’Iran, paragonando l’attuale situazione a eventi storici in cui Israele ha superato un accerchiamento militare. Tuttavia, i rapporti con Trump sono ora complicati, dato che il presidente sembra meno disponibile a seguire le indicazioni di Netanyahu rispetto al passato, ora presente un’influenza crescente di altri alleati regionali, come l’Arabia Saudita.
Un recente scambio di opinioni tra i due leader ha evidenziato le sfide crescenti; durante una telefonata, Trump ha affermato: «Sull’Iran fa quello che voglio io», evidenziando come la posizione di Netanyahu sia stata indebolita. Questo colloquio è avvenuto dopo che Trump aveva recentemente annunciato la sospensione di attacchi programmati contro l’Iran, sebbene Netanyahu fosse convinto che un attacco fosse inevitabile.
Con le elezioni israeliane all’orizzonte, Netanyahu è determinato a mantenere una posizione di forza, deludendo le aspettative della sua base elettorale. La situazione è ulteriormente complicata dalla pressione dei partiti religiosi che chiedono esenzioni per gli studenti delle scuole rabbiniche, minacciando di ritirare il loro supporto. Con il 60% delle truppe israeliane ancora impegnate nella Striscia di Gaza, il governo sta estendendo il servizio militare per affrontare la crisi crescente, mentre i generali avvertono che le forze armate sono «al collasso».