Dimissioni di Tulsi Gabbard dalla Direzione dell’Intelligence Nazionale per Assistere il Marito Malato
Tulsi Gabbard ha annunciato le dimissioni dall’incarico di Direttrice dell’Intelligence Nazionale americana. Nella lettera, condivisa da Fox News, ha spiegato di aver preso questa decisione per sostenere il marito nella sua battaglia contro «una forma estremamente rara di cancro alle ossa», riporta Attuale.
«In questo momento, devo allontanarmi dalla vita pubblica per stargli accanto e sostenerlo pienamente in questa battaglia», ha dichiarato. Gabbard è sposata con Abraham Williams, un direttore della fotografia di origini europee e samoane, che ha conosciuto nel 2012 durante la sua campagna elettorale per entrare alla Camera dei Rappresentanti. Il matrimonio è avvenuto nel 2015.
La Gabbard, 45 anni, ha informato il presidente Donald Trump durante un incontro nello Studio Ovale lo scorso venerdì. Il suo mandato, iniziato nel 2025 durante la seconda amministrazione Trump, terminerà ufficialmente il 30 giugno. Nel suo ruolo, ha coordinato le attività delle diverse agenzie di intelligence americane, un compito definito come «impegnativo e che assorbe tutto il tempo» nella sua lettera di dimissioni.
Trump ha specificato che sarà il vicedirettore Aaron Lukas a sostituire temporaneamente Gabbard.
Negli ultimi mesi, Gabbard è stata al centro di polemiche per le sue dichiarazioni sull’Iran, in netto contrasto con la posizione della Casa Bianca, definendo Teheran «non una minaccia». Lo scorso marzo, durante un’intervista, aveva affermato che «il programma di arricchimento nucleare iraniano è stato annientato» e che l’Iran «non ha fatto alcuno sforzo per cercare di ricostruire la sua capacità di arricchimento». Tuttavia, durante un’audizione al Senato, si era limitata a dire che «l’unica persona che può determinare che cosa sia o no una minaccia è il presidente».
Le sue dimissioni, pur giustificate da motivi personali, si inseriscono in un trend di dimissioni eccellenti dall’amministrazione Trump. Dalla Pam Bondi licenziata dopo la cattiva gestione del caso Epstein, a Kristi Noem, che ha subito le conseguenze dei disordini a Minneapolis, fino a Lori Chavez-DeRemer, che ha scelto di dimettersi per «ritornare al settore privato».