I pediatri contro la bozza Schillaci: «Impossibile seguire 1.500 pazienti fino ai 18 anni»

28.04.2026 23:35
I pediatri contro la bozza Schillaci: «Impossibile seguire 1.500 pazienti fino ai 18 anni»

La Federazione Italiana Medici Pediatri ha espresso un netto rifiuto alla riforma della medicina presentata nella bozza del ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci. Antonio D’Avino, presidente della federazione, pur accogliendo positivamente l’idea di estendere ai pediatri la responsabilità della cura dei ragazzi fino ai 18 anni, contesta con fermezza l’intero impianto del provvedimento. «Nella bozza si prevede che pediatri e medici di famiglia seguano lo stesso numero massimo di pazienti, e questo sarebbe un errore enorme, soprattutto per la salute di bambini e adolescenti», dichiara D’Avino, riporta Attuale.

Cosa prevede la riforma

Attualmente in fase di bozza e destinata al confronto con Regioni e sindacati, la riforma interviene sulla continuità assistenziale tra età pediatrica e adolescenza. Tra i cambiamenti previsti, si propone di estendere la competenza esclusiva del pediatra dalla nascita ai 18 anni.

Fino a che età si può andare dal pediatra

I pediatri di libera scelta seguono attualmente i bambini da 0 a 6 anni e, fino a 14 anni, i genitori possono scegliere tra pediatra e medico di medicina generale. La presa in carico fino ai 16 anni è limitata ai casi di patologie croniche. La modifica proposta intende garantire una maggiore omogeneità nell’assistenza, prevedendo una revisione dei criteri di remunerazione di medici e pediatri e l’introduzione di una tariffa nazionale per assistito.

Il problema del numero massimo di pazienti

Un aspetto controverso della riforma è l’uniformazione del numero massimo di pazienti tra pediatri e medici di base. Attualmente, il pediatra ha un massimo di 800 pazienti, con possibilità di arrivare a 1.000 in aree carenti. Al contrario, il medico di base ha un limite massimo di 1.500 pazienti.

Perché la Federazione è contraria

La Federazione contesta l’uniformazione poiché pediatri e medici di medicina generale svolgono attività “profondamente diverse”, come spiega D’Avino. «Noi facciamo bilanci di salute, visite programmate a età filtro. Un bambino richiede molti più contatti rispetto a un adulto», sottolinea. La visita pediatrica coinvolge sempre almeno tre soggetti: il pediatra, il bambino e i genitori, richiedendo più tempo per consulenze e comunicazione. Durante il confronto, D’Avino aggiunge che il medico di medicina generale si occupa principalmente di cronicità, mentre il pediatra è più focalizzato su prevenzione, crescita e sviluppo neuropsicomotorio.

«Perché così non si fa il bene di bambini e adolescenti»

D’Avino critica la filosofia della riforma, dichiarando che «sarebbe un errore pensare che si possa omologare tutto per la semplificazione amministrativa». Secondo la Federazione, la riforma rischia di non soddisfare le reali necessità dei pazienti, evidenziando che l’adolescenza è un’area non coperta, senza assistenza sistematica per ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Il presidente menziona problemi come ludopatie, dipendenze, alcol, tabagismo e uso del digitale, sottolineando l’importanza di una forte attenzione all’età adolescenziale. Propone che il pediatra possa avere un ruolo importante, ma sottolinea che il sistema va costruito tenendo in conto le differenze tra pediatri e medici di medicina generale.

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