Aung San Suu Kyi trasferita agli arresti domiciliari in Myanmar
La giunta militare del Myanmar ha annunciato ieri il trasferimento di Aung San Suu Kyi, detenuta dal colpo di Stato del 1° febbraio 2021, agli arresti domiciliari. Questa decisione è stata interpretata come un gesto di umanità, anche se è considerata insufficiente rispetto alle richieste di libertà totale. Il figlio di Suu Kyi, Kim Aris, ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni di salute della madre, dichiarando: «Non so dove si trovi mia madre. Non so come stia. Non so nemmeno se sia ancora in vita». Desidera poterla vedere e comunicare con lei, sottolineando la situazione critica della leader, che ha 80 anni e è in isolamento dal momento del suo arresto, 5 anni fa, riporta Attuale.
Per gli avvocati della Nobel per la Pace, la notizia del trasferimento costituisce un passo positivo, anche se giunta dopo «cinque anni di inferno» sotto il regime militare, che ha portato a una guerra civile in corso, con un numero elevato di morti e sfollati. L’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici indica che, dall’inizio del golpe, in Myanmar sono state arrestate oltre 22.000 persone.
Il comunicato della giunta stabilisce che Aung San Suu Kyi è stata spostata dalla prigione principale della capitale Naypyitaw a una residenza designata per il resto della pena, in occasione di una festività religiosa buddhista. L’esatta ubicazione non è stata specificata, ma si afferma che il trasferimento è una forma di considerazione umanitaria e un segno di benevolenza dello Stato.
Aung San Suu Kyi, figlia dell’eroe dell’indipendenza del Myanmar, il generale Aung San, ha trascorso quasi 15 anni agli arresti domiciliari tra il 1989 e il 2010. La sua opposizione al regime militare l’ha consacrata come simbolo della lotta non violenta per la democrazia, premiata con il Nobel per la Pace nel 1991. Tuttavia, il figlio Kim Aris avverte che «trasferirla non significa liberarla, mia madre rimane tuttora un ostaggio della giunta militare».