Torino, 2 maggio 2026 – Perché le demenze colpiscono soprattutto le donne?
Secondo gli esperti, l’aumento dell’incidenza delle demenze, in particolare dell’Alzheimer, tra le donne può essere attribuito all’aspettativa di vita più lunga rispetto agli uomini, poiché l’invecchiamento è il primo fattore di rischio. Tuttavia, non esiste ancora una risposta definitiva. “C’è una ricerca in corso per comprendere se fattori ormonali possano influire”, afferma Marco Bozzali, professore di Neurologia al Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi Montalcini di Torino e presidente della Sindem (Società italiana neurologia delle demenze).
Bozzali è stato ascoltato dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, in merito alla decisione sui nuovi farmaci monoclonali per lo stadio iniziale dell’Alzheimer. Le famiglie chiedono chiarezza riguardo alla possibile rimborsabilità di questi farmaci, ma la situazione attuale resta incerta, riporta Attuale.
“È fondamentale comunicare alle famiglie che due farmaci sono stati approvati per modificare il decorso della malattia, diversamente dalla terapia sintomatica. Gli Stati Uniti hanno avviato il loro utilizzo con due anni di anticipo rispetto all’Europa, a fronte di sperimentazioni cliniche significative”, spiega Bozzali.
“Quest’anno, questi farmaci hanno ricevuto l’autorizzazione anche dall’Ema (Agenzia europea del farmaco)”, sottolinea. “Ora la questione principale è la rimborsabilità per le famiglie”, continua.
Le famiglie devono comprendere che i farmaci che modificano il percorso della malattia possono essere utilizzati nelle fasi iniziali, applicabili a circa il 10% dei pazienti. “Sebbene il foglietto illustrativo indichi che è necessaria una condizione di decadimento cognitivo minimo, ci sono ulteriori considerazioni da fare, incluso il rischio di portare mutazioni poligeniche”, chiarisce.
“Questi farmaci non sono per tutti e comportano rischi che devono essere monitorati. In medicina è necessario fare un bilancio”, avverte Bozzali.
In merito all’impatto sociale della malattia, Bozzali chiede maggiore supporto per le famiglie: “Il 70% delle spese relative all’Alzheimer è sopportato dalle famiglie. Non tutti possono permettersi una badante e molti sono costretti a lasciare il lavoro per assistere i propri cari”.
Bozzali si concentra anche sulla prevenzione, sottolineando che il piano sanitario nazionale deve affrontare anche la salute cerebrale in modo più globale. “Il cervello è unico, e la componente cerebro-vascolare nei pazienti con Alzheimer è una co-patologia. Programmi di prevenzione legati allo stile di vita possono rendere il cervello più resiliente alla malattia”, spiega.
“Il diabete è considerato un co-fattore di rischio, e una dieta sana ed equilibrata è sempre raccomandata, anche se non esiste una dieta specifica contro l’Alzheimer”, afferma Bozzali, evidenziando la necessità di stare attenti alle informazioni ingannevoli.
Se avesse l’opportunità di parlare con il ministro della Salute Schillaci, Bozzali chiederebbe investimenti per i nuovi farmaci, sottolineando come potrebbero avere un impatto significativo nel mantenere i pazienti in una fase attuale della malattia e ridurre i costi a lungo termine.
Riguardo i costi delle terapie, Bozzali evidenzia: “Non devono essere a carico dei pazienti. La sanità deve garantire equità, e queste cure non possono essere riservate solo a chi può permettersele”. Secondo le stime, circa 800.000 pazienti potrebbero beneficiarne.
Infine, Bozzali chiarisce che le forme geneticamente determinate di Alzheimer sono rare; nel 95% dei casi si tratta di varianti sporadiche, evidenziando la crescita globale della malattia come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione.
Non so voi, ma questa situazione sembra davvero complicata. Le famiglie già devono affrontare tanti problemi e ora anche la questione dei farmaci? È giusto che la sanità si occupi di chi ha bisogno e non possa permettersi certe spese. Ma questa attesa per la rimborsabilità è davvero snervante… Si deve fare di più!!!