Trump mantiene il controllo sul Partito Repubblicano: risultati delle primarie in Indiana

07.05.2026 14:55
Trump mantiene il controllo sul Partito Repubblicano: risultati delle primarie in Indiana

Elezioni primarie in Indiana: la pressione di Trump si fa sentire

Il 5 maggio in Indiana si sono svolte le elezioni primarie per il Senato statale, con il rinnovamento di metà dei seggi previsto per il prossimo 3 novembre. Questo evento, che di solito riceve scarso risalto anche nella stampa statunitense, ha assunto un’importanza particolare quest’anno: le primarie repubblicane sono state considerate un test cruciale dell’influenza dell’ex presidente Donald Trump sul partito. I risultati indicano che Trump mantiene una notevole incidenza, nonostante il suo declino di popolarità a livello nazionale, riporta Attuale.

Trump ha attivamente cercato di estromettere sette senatori repubblicani che non condividevano le sue linee politiche, sostenendo i loro concorrenti alle primarie. Dei sette candidati sostenuti da Trump, cinque hanno ottenuto la vittoria, uno ha perso e un altro ha terminato in parità.

Questi senatori avevano precedentemente contrastato la richiesta di Trump di modificare le mappe elettorali dell’Indiana, un processo conosciuto come gerrymandering, per cercare di favorire i repubblicani e ottenere due seggi in più a livello federale. Questo metodo, durante il secondo mandato di Trump, è diventato sempre più frequente e visibile sia tra i repubblicani che i democratici. Dal 2025, cinque stati governati dai repubblicani e tre dai democratici hanno modificato le loro mappe, generando collegi elettorali favorabili ai rispettivi candidati.

L’Indiana è tradizionalmente uno stato conservatore, con i repubblicani che detengono 40 seggi su 50 al Senato e 70 seggi su 100 alla Camera. Trump ha vinto in tutte e tre le sue candidature presidenziali, consolidando il suo legame con lo stato, che è anche il luogo d’origine dell’ex vicepresidente Mike Pence. Tuttavia, il tentativo di modificare la mappa elettorale non ha avuto successo, con 31 voti contrari al Senato, tra cui 21 repubblicani.

Trump ha avvertito sin dall’inizio la possibilità di sostenere candidati alternativi contro coloro che si opponevano ai suoi piani di modifica delle mappe. La sua campagna di supporto è stata insolita per una competizione di carattere locale, con i candidati invitati alla Casa Bianca, dove hanno ricevuto un’attenzione notevole. Dopo le vittorie, Trump ha condiviso immagini con i candidati vincitori, sottolineando la sua approvazione, mentre ha criticato pubblicamente i senatori sconfitti, affermando che non si interessano del bene del paese.

Alcuni dei senatori battuti si sono detti soddisfatti delle loro scelte politiche. Linda Rogers, in carica dal 2018 e superata da Brian Schmutzler, ha affermato: «Ho seguito le richieste del mio collegio».

I risultati delle primarie evidenziano due aspetti significativi. In primo luogo, dimostrano che Trump esercita ancora un’enorme influenza sul partito e coloro che si oppongono a lui ne pagano le conseguenze. I senatori perdenti, alcuni in carica da decenni, avevano posizioni conservatrici, ma il loro legame o meno con Trump ha determinato il successo elettorale. Inoltre, sono stati spesi oltre 13 milioni di dollari in pubblicità a sostegno dei candidati approvati da Trump.

In secondo luogo, la competizione mette in luce le divisioni interne al Partito Repubblicano, segnate da una frattura tra i politici storici, radicati nell’era pre-Trump, e i sostenitori leali al presidente. Questa crisi interna è emersa con forza nel periodo elettorale attuale. Trump, infatti, non ha esitato a criticare i suoi avversari, facendo di quanto accaduto in Indiana una manifestazione della sua “vendetta”.

Il 3 novembre si svolgeranno anche le elezioni per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e un terzo dei seggi del Senato federali. L’esito delle primarie in Indiana avrà ripercussioni significative anche al di fuori dello stato, costringendo i repubblicani in altri stati ad allinearsi con le richieste di Trump per evitare di perdere la loro posizione. I posti di due dei principali critici interni di Trump, Thomas Massie e Bill Cassidy, sono già considerati a rischio.

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