Tre donne australiane arrestate al ritorno da un campo per familiari di membri ISIS
La polizia australiana ha arrestato tre donne, cittadine australiane, al loro ritorno nel paese dopo aver trascorso anni nel campo di prigionia di al Roj, in Siria, per familiari di membri dell’ISIS. Le donne hanno sposato uomini legati all’organizzazione terroristica, o sospettati di esserlo dalle autorità australiane e siriane. Due di esse sono accusate di crimini legati alla riduzione in schiavitù, mentre l’altra è accusata di appartenenza a un’organizzazione terroristica, tutti reati avvenuti in Siria, riporta Attuale.
Le tre donne sono state fermate in diverse modalità: due all’aeroporto di Melbourne e una mentre si trovava ancora sull’aereo all’aeroporto di Sydney. Con loro si trovavano altre dieci persone, inclusi diversi bambini, provenienti anch’essi dal campo di al Roj. L’arrivo delle donne ha suscitato un ampio dibattito in Australia, poiché il governo aveva precedentemente dichiarato di non voler facilitare il rientro di queste persone, ammettendo però di non poterlo impedire. Le autorità hanno anche annunciato che valuteranno se i minori, di età compresa tra i 6 e i 15 anni, necessitano di supporto psicologico e se siano stati radicalizzati.
Le tre donne e le dieci persone a loro associate fanno parte di un gruppo di 34 individui che a febbraio avevano tentato di lasciare il campo di al Roj, ma erano stati bloccati dalle autorità siriane. Nel mese in questione, si erano verificati momenti di grande caos all’interno del campo poiché la gestione era stata trasferita dalle milizie curde al governo siriano. A seguito di questo episodio, l’Australia aveva temporaneamente negato l’ingresso nel paese a uno dei 34 individui.
Le condizioni nei campi per i familiari dei terroristi dell’ISIS sono spesso critiche, caratterizzate da violenza e forti discriminazioni. Per i governi occidentali, il rientro di queste persone rappresenta una questione complessa, influenzata da preoccupazioni per la sicurezza nazionale e considerazioni politiche, dal momento che potrebbe sembrare controproducente mostrare assistenza a chi è legato all’ISIS. Questo nonostante ci siano casi di bambini che non hanno mai collaborato con il gruppo o donne che sono state costrette a sposare i terroristi o a trasferirsi in Siria contro la loro volontà.