Accesi scambi tra i ministri Giuli e Salvini sulla Biennale di Venezia
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha risposto alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini riguardo all’inaugurazione della Biennale di Venezia, prevista per il 9 maggio. Giuli ha criticato Salvini per il suo post su X, interpretando le sue parole come una mancanza di autocritica per l’assenza dal ministero. «Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa», ha scritto Salvini, sottolineando il suo disappunto per la scelta di Giuli di non essere presente, riporta Attuale.
In risposta, Giuli ha definito la posizione di Salvini come un esempio di «disinformatia» e ha affermato: «Non mi pare un caso molto importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso, ma della disinformatia.» Ha inoltre dichiarato che andrà a Venezia per visitare il Padiglione Italia entro maggio, dimostrando la sua intenzione di partecipare attivamente all’evento.
Un conflitto di visioni tra Giuli e Salvini
Le tensioni tra il ministro Giuli e il leader della Lega non sono una novità. Già il 30 aprile, durante un incontro del Consiglio dei ministri riguardante il Piano Casa, i due si erano confrontati su questioni relative alle sovrintendenze e il loro ruolo nella riqualificazione dell’edilizia popolare, un tema su cui Giuli ha ribadito l’importanza di preservare il patrimonio culturale. La posizione di Giuli si scontra con quella di Salvini e della premier Giorgia Meloni, che miravano a far approvare il Piano senza ulteriori ritardi.
Giuli riporta la polemica alle parole di Mattarella
Oltre alla polemica con Salvini, Giuli ha anche risposto al presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, il quale aveva menzionato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Buttafuoco ha sottolineato che il mandato del lavoro artistico e culturale è «libertà e audacia». Tuttavia, Giuli ha considerato «inopportuno» citare le parole di Mattarella in quel contesto e ha affermato che allo spazio di Venezia si sta dando voce all’arte di regime, «l’arte della Russia putinista», frutto di accordi presi senza il consenso del governo italiano.
Giuli ha inoltre insinuato che l’apertura del padiglione russo, dopo quattro anni di assenza, sia il risultato di una pianificazione strategica per eludere le sanzioni. Ha concluso affermando la necessità di distinguere tra l’arte legittima e quella veicolata da regimi oppressivi, richiedendo una riflessione politica e morale in merito.