Traversara, il dramma della zona rossa: tre anni dopo l’alluvione, la ricostruzione è ferma

12.05.2026 03:25
Traversara, il dramma della zona rossa: tre anni dopo l’alluvione, la ricostruzione è ferma

Traversara (Ravenna), 12 maggio 2026 – Una vista che sembra una finestra, ma in realtà quel buco rappresenta un muro squarciato, come se fosse esplosa una bomba: sul piano della cucina, o meglio su quello che ne rimane, ci sono stoviglie ancora brillanti, la macchina per la pasta, segno che qualcuno – il 17 settembre 2024 – aveva sicuramente tirato la sfoglia, e un cumulo di rovi. Da quel giorno, infatti, qui a Traversara è tutta zona rossa: decine di case azzannate dal fiume Lamone, straripato per la terza volta dopo le alluvioni di maggio 2023. A tre anni dalle infinite esondazioni dell’Emilia-Romagna e a un anno e otto mesi da un disastro che ha spezzato una comunità, frustrato vite, isolato campagne, case, diviso famiglie e tolto fede nella politica, poco è cambiato. Il paese rinascerà o scomparirà per sempre? I residenti riusciranno a tornare in modo dignitoso o, sotto l’argine, resterà solo la sindone di una comunità ferita, riporta Attuale.

La città proibita

Siamo entrati nella zona rossa: è la prima volta, dopo molti mesi, e sembra di essere tornati ai giorni del fango, senza angeli che possano aiutare. Tuttavia, la bonifica dovrebbe iniziare presto; i residenti hanno appena firmato le richieste inviate dal Comune di Bagnacavallo. Il commissario per la ricostruzione Fabrizio Curcio ha fissato entro giugno l’avvio del cosiddetto cantiere unico. Nel frattempo, la Procura di Ravenna ha già chiesto il rinvio a giudizio per dieci indagati, tra cui dirigenti e tecnici.

Negligenze e interventi strutturali non realizzati suggeriscono che il rischio idraulico si potesse mitigare e il disastro forse evitare. Nella città proibita restano cumuli di macerie e stagnanti d’acqua, creati dalla forza dell’onda, esplosa il 18 settembre 2024 nel medesimo punto che si era fessurato a maggio 2023. Rospi e nutrie sono ora i nuovi abitanti: su una montagnina di infissi e piastrelle si attorciglia un filo di luci natalizie e un puzzle con una cascata che si staglia su montagne verdi.

Ironia della sorte: l’argine è stato ricostruito per l’ennesima volta, proprio di fronte. Due passi nella Traversa e ci sono i fili dello stenditoio, la borsa di cuoio del medico, una spugna abrasiva, un termosifone appeso come un presagio oscuro, la ghirlanda su una porta, i nani da giardino e le automobili accartocciate, a dimostrazione di un tempo sospeso e di molte vite bloccate.

Quelli che aspettano

Piera Alboni, insieme al marito, aveva appena finito di sistemare la casa dopo le due alluvioni di maggio: “Era il mio paradiso”; dietro di lei, la canna fumaria del forno è ancora in perfette condizioni. Poi è arrivata, a settembre 2024, l’onda del Lamone. Gli infissi sono intatti, ma alcuni muri mancano: “A oggi non riesco a dire se potrò restare nel posto in cui vorrei essere. Posso demolire la mia casa e acquistare in un comune limitrofo; il mio sogno sarebbe rimanere qui, ho le mie radici, ma non vedo questa grande volontà di far rinascere Traversara. In pochi vorrebbero restare, ma non ci sentiamo agevolati. Per delocalizzare, ci saranno 2200 euro al metro quadro. Abbiamo ringraziato la Regione e il commissario, ma questi soldi non bastano per ricostruire la stessa casa. Questa alluvione non ce la siamo cercata: avremmo bisogno di riavere almeno quello che avevamo prima”. La sua preoccupazione è se rimanere sotto un argine di un fiume esondato più volte o andarsene altrove.

Vanda Francesconi vive a Traversara da oltre ottant’anni. La notte dell’alluvione è stata l’ultima a fuggire, portata via in elicottero: “L’acqua cresceva, all’improvviso è spalancata la porta ed è arrivata l’onda. Guardo fuori e la casa della mia amica non c’è più: sparita. Sono contenta di averlo visto con i miei occhi, perché se l’avessi sentito raccontare da un altro, avrei fatto fatica a crederci. Io sono invecchiata qui, mi trovavo bene, c’era tutta la mia vita. Ora ho paura che Traversara rischi di morire, e questo mi dispiace.”

Le carte che si sommano

Saura e Andrea Benelli, i figli di Vanda, indicano la vecchia camera da letto, rimasta solo con una boiserie, quasi appesa alle nuvole: “Sembra che parta il cantiere: grazie all’ordinanza, potremo scegliere dove acquistare un appartamento, difficile riavere una casa come questa, che è stata distrutta, ma è meglio di niente, quindi va bene”. Tuttavia, “la riqualificazione del paese non va bene. Dovrebbero puntare sulla ricostruzione qui”, lamentano. Ci sono troppi cavilli. La burocrazia è un delirio. Il rischio è che il paese finisca in abbandono, nonostante gli sforzi del Comune di Bagnacavallo e della Regione. Le norme sono chiare: i contributi pubblici possono riguardare anche immobili sgomberati per ragioni di sicurezza legate all’alluvione, consentendo la ricostruzione o l’acquisto di un’abitazione anche in un comune limitrofo. Tuttavia, “il prezzo al metro quadro si valuta senza considerare la superficie ‘murata’ e le pertinenze hanno un valore differente”. “L’effetto finale? È tutto difficile, non sappiamo che fare. Intanto aspettiamo la bonifica, ci dicono tutti.”

Le carte che scottano

La Procura di Ravenna ha avviato l’azione penale per il caso Traversara. La richiesta di rinvio a giudizio dei pm Daniele Barberini e Francesco Coco è arrivata all’ufficio del gup, e l’udienza preliminare si terrà a metà luglio. Inizialmente, il fascicolo era contro ignoti per disastro colposo, incidendo sull’ipotesi di pericolo di disastro legato agli interventi realizzati in seguito alle prime due alluvioni di maggio 2023. I pm sostengono che ci sarebbero state non solo negligenze nelle opere, ma anche nel ripristino eseguito in vari punti, dove il rischio di cedimento persisteva in caso di eventi simili. La base di queste accuse è una consulenza affidata ai luminari del Politecnico di Milano, secondo cui a Traversara non sarebbero stati realizzati gli “interventi strutturali” necessari per evitare o mitigare disastri idraulici, ignorando un piano regionale di ventitré anni così come prioritario.

L’orizzonte e i tempi

Traversara è gestita con un’ordinanza speciale, “proprio per la sua complessità”, ha dichiarato Curcio al Carlino. L’obiettivo di un maxi cantiere è evitare “interventi frammentati, riducendo tempi, costi e passaggi burocratici. È previsto un finanziamento di 2,8 milioni di euro”. Tre pilastri sono stati identificati per la ripartenza: bonifica ambientale delle aree esterne (la prima fase in partenza, con rimozione di rovi e piante infestanti); demolizioni e rimozione degli edifici irrecuperabili; e infine, riassetto urbanistico e ricostruzione pubblica, che al momento rimangono un miraggio elaborato dai cittadini, che non sanno ancora se e come (e soprattutto dove) ricostruire. Nel frattempo, l’argine del fiume è stato rinforzato con una serie di palancole. Recentemente, si è conclusa anche la festa ‘Primavera in fiore’ in paese. Come si dice in Romagna, ‘Piutost che gnint l’è mei piutost’, ‘Piuttosto che niente

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