Trump in Cina con 17 leader americani, tra cui Musk e Huang, alla ricerca di nuove alleanze

13.05.2026 22:15
Trump in Cina con 17 leader americani, tra cui Musk e Huang, alla ricerca di nuove alleanze

Trump a Pechino con i leader dell’industria tecnologica e finanziaria

Durante la sua visita a Pechino, il presidente statunitense Donald Trump ha portato con sé una delegazione di leader di alto profilo del settore tecnologico e finanziario, tra cui Tim Cook di Apple e Larry Fink di BlackRock, per convincere la Cina ad aprire le porte alle aziende americane. Tuttavia, per ottenere risultati, Trump dovrà fare concessioni in merito alle forniture strategiche, riporta Attuale.

Il gruppo include anche Elon Musk, che ha viaggiato a bordo dell’Air Force One. Agguistato anche il ceo di Nvidia, Jensen Huang, che si è unito alla delegazione durante uno scalo in Alaska. A differenza delle precedenti visite, questa volta Trump si presenta circondato da imprenditori anziché da diplomatici, definendoli “gente geniale”.

Il contesto della missione è caratterizzato da un Trump che entra nei negoziati con Xi Jinping indebolito su diversi fronti, con l’arma dei dazi in gran parte spuntata a causa di sentenze giudiziarie. L’economia americana soffre a causa dell’inflazione e della stagnazione dei salari, nonostante un buon andamento del mercato azionario. Inoltre, la situazione nel Golfo Persico limita la possibilità di azioni militari americane, spingendo Trump a cercare il sostegno cinese.

La missione si concentra su un’agenda commerciale, con Trump che sollecita la Cina ad aprire il mercato alle imprese americane e promette che tali aperture porteranno effetti “magici” sull’economia cinese. Sebbene non si tratti di una novità, in quanto ricorda le affermazioni di Bill Clinton nel 1998, alcuni affari concreti sono in discussione. Trump spera di portare a casa contratti significativi che possano giovare all’economia statunitense e ridurre il disavanzo commerciale.

Tuttavia, l’amministrazione dovrà affrontare la questione delle concessioni sulle tecnologie americane, le quali sono attualmente ritenute troppo sensibili per essere trasferite in Cina. Le aziende statunitensi con operazioni nel Paese avvertono restrizioni e timori legati alla sicurezza tecnologica e alla dipendenza da fornitori nemici.

Robert Kelly Ortberg, ceo di Boeing, è in Cina con l’obiettivo di siglare un accordo per la vendita di un gran numero di aerei. Anche Brian Sikes di Cargill è presente per discutere l’acquisto di prodotti agricoli, come soia e cereali, al fine di riequilibrare gli scambi commerciali. Il presidente desidera inoltre che la Cina acquisti petrolio e gas americani, ma il tema è delicato, data la mancanza di rappresentanti dell’industria energetica nella delegazione.

Il summit potrà rivelarsi cruciale non solo per la questione commerciale, ma anche per situazioni geopolitiche più ampie, specialmente in considerazione delle attuali tensioni nei rapporti tra Washington e Pechino. Domande sull’atteggiamento del presidente nei confronti della Cina e sul potenziale sblocco del commercio di microprocessori rimangono in sospeso. Si attende di vedere se la strategia di Huang riesca a stabilire una piccola apertura nei rapporti tra le due superpotenze.

0 Comments

  1. Non so se sia una mossa geniale o un grande azzardo… ma portare i big dell’industria a Pechino sembra un tentativo disperato di trovare accordi. La situazione economica è delicata e la Cina non è proprio in vena di fare favori. Chissà che succederà!

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