L’epidemia di ebola in Repubblica Democratica del Congo ostacolata da violenze e mancanza di aiuti umanitari

26.05.2026 11:25
L'epidemia di ebola in Repubblica Democratica del Congo ostacolata da violenze e mancanza di aiuti umanitari

Situazione critica per l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo

L’epidemia di ebola in corso nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in un’area caratterizzata da violenze e scontri armati, sta ostacolando le operazioni di risposta, già complicate dalla presenza di milizie armate e gruppi islamisti, riporta Attuale.

Stando alle informazioni fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità, domenica sono stati segnalati oltre 900 casi sospetti di ebola, con 101 conferme tramite test. Si stimano circa 220 decessi potenzialmente attribuibili al virus. Questa malattia contagiosa presenta un alto tasso di letalità, con il Bundibugyo ebolavirus che ha mostrato una mortalità intorno al 35%, implicando che uno ogni tre infetti potrebbe morire.

La risposta all’epidemia è attualmente lenta e inefficace, a causa delle scoperte tardive legate, in gran parte, a test inadeguati. Numerosi reportage segnalano che gli operatori sanitari operano in condizioni estremamente rischiose, spesso privi di attrezzature fondamentali come mascherine e disinfettante per le mani.

Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta, come sangue, saliva e sudore. I sintomi includono vomito e diarrea, che aumentano il rischio di trasmissione tra chi si prende cura dei malati.

Questa epidemia colpisce principalmente la provincia di Ituri, ma sono stati riscontrati casi anche nelle province di Kivu Nord e Kivu Sud, oltre che nella vicina Uganda. Queste aree hanno subito violenze persistenti nel corso degli anni, alimentate da diversi gruppi armati con obiettivi politici e di controllo delle risorse minerarie.

Uno dei gruppi più noti, l’M23, sostenuto dal Ruanda, ha occupato militarmente parte del territorio congolese, instaurando un’amministrazione parallela. Questo ha compromesso la coordinazione della risposta all’epidemia, poiché alcune zone sono controllate dal governo congolese, mentre altre sono sotto l’influenza di milizie ribelli.

Bunia, una delle prime città colpite dall’epidemia, ha visto scontri tra milizie e governo per decenni. Sebbene il governo controlli attualmente la città, le aree circostanti sono dominate da gruppi armati, tra cui jihadisti affiliati allo Stato Islamico.

In conseguenza della violenza diffusa, centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire. Nella provincia di Ituri, circa un quinto della popolazione è sfollata, e molti risiedono in campi profughi dove igiene e sicurezza sono gravemente compromesse. Uno dei campi si trova nei pressi di Bunia, dove sono stati registrati i primi casi di contagio.

In un contesto già difficile, si aggiungono i tagli agli aiuti umanitari, decisi da paesi donatori negli ultimi anni, che hanno ulteriormente aggravato la situazione. Gli interventi, già limitati prima, sono stati ridotti anche da parte di nazioni europee, inclusa l’Italia, e molte organizzazioni locali hanno dovuto chiudere a causa della mancanza di fondi.

Inoltre, la mancanza di fiducia nelle istituzioni locali e la resistenza alle misure di sicurezza hanno complicato ulteriormente la situazione. Recenti attacchi a centri di trattamento e ospedali da parte di gruppi locali evidenziano il crescente malcontento e la necessità di una gestione più attenta della crisi.

Funerali tradizionali, che prevedono grandi assemblee e il contatto con i corpi defunti, rappresentano un ulteriore rischio di contagio. Il governo congolese ha imposto restrizioni riguardo alla partecipazione ai funerali, ma ciò ha generato proteste e attacchi contro strutture mediche, evidenziando la tensione tra protezione sanitaria e tradizioni culturali.

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