Il divario di genere nelle elezioni comunali: solo 9 donne su 77 candidate nei capoluoghi d’Italia

26.05.2026 17:26
Il divario di genere nelle elezioni comunali: solo 9 donne su 77 candidate nei capoluoghi d'Italia

Un’elezione caratterizzata dal grave divario di genere: su 77 candidati, solo 9 donne hanno partecipato alle elezioni nei capoluoghi di provincia. Solo Giovanna Bruno è stata rieletta per il centrosinistra, mentre la situazione si presenta desolante per le altre candidate, riporta Attuale.

La mancanza di donne nella corsa ai municipi italiani è evidente. In 18 capoluoghi di provincia al voto, solo 9 di loro hanno tentato la candidatura, un dato che rappresenta il tasso più basso degli ultimi cinque anni. A urne chiuse, solamente una di queste, Giovanna Bruno ad Andria, è riuscita a mantenere il suo seggio. Nonostante l’Italia abbia una prima ministra donna, Giorgia Meloni, e un Partito Democratico guidato da Elly Schlein, il numero esiguo di donne in posizioni decisionali a livello locale rimane una realtà inquietante.

Chi erano le (poche) candidate e dove? – I risultati

Indipendentemente dagli schieramenti politici, il panorama suggerisce una predominanza maschile. A contendersi la guida dei comuni più grandi c’era Serena Marinelli ad Arezzo, ma sarà necessario attendere il ballottaggio del 7 e 8 giugno per sapere chi avrà la meglio, dato che la sfida finale è tra due uomini. Anna Maria Celesti, candidata a Pistoia, ha subito una sconfitta contro Giovanni Capecchi, portando la città nuovamente sotto il centrosinistra ma con un sindaco uomo. Al contrario, Laura Nargi ad Avellino, sostenuta da Forza Italia e Fratelli d’Italia, è stata battuta da Nello Pizza. Le donne, quindi, continuano a essere marginalizzate nella competizione politica.

Ad Avellino, Laura Nargi, prima donna a guidare il comune, ha perso lo scontro finale. A Fermo, Angelica Malvatani ha subito una stessa sorte, mentre Francesca Losi non ha superato la selezione per il secondo turno. Anche a Messina, Antonella Russo, sostenuta da PD e M5S, è stata sconfitta. Infine, a Salerno, l’exploit del politico Vincenzo De Luca ha segnato ulteriori sconfitte per le candidate donne in corsa.

Nonostante il già limitato numero di candidate, in nove grandi città come Mantova, Venezia e Chieti, non c’era neppure una donna tra gli aspiranti sindaci. Questa tendenza si riflette anche nei comuni più piccoli dove la presenza femminile rimane bassa, con il 61% degli eletti che sono uomini; oltre la metà di questi comuni ha visto la mancanza di adesione alle quote di genere.

Dove sono le sindache

In Campania, Gabriella Guida è stata eletta a Positano, mentre in Marcianise ha prevalso Maria Luigia Iodice. Anche in Sicilia, diverse città hanno scelto donne come sindaco, incluso Andreana Patti a Marsala e Rossella Covello a Carini. Complessivamente, in Sicilia sono 12 le donne che hanno assunto il ruolo di sindaco su un totale di 77. Altre vittorie femminili sono state registrate in Friuli Venezia Giulia e in Veneto.

In Calabria, Mariagrazia Panebianco è stata eletta a Cirò Marina, affiancata da Maria Annunziata De Marco a Villapiana. Nell’insieme, la partecipazione femminile continua a mostrare segni positivi, ma resta limitata nel contesto complessivo delle elezioni.

Quante donne sindache ci sono in Italia?

Stando ai dati dell’Anci, prima delle elezioni del 24 e 25 maggio 2026, le sindache in Italia erano 1.187, corrispondente al 15,4% del totale. La presenza femminile è ancor più ridotta nei capoluoghi di regione, dove solo 4 su 20 sono guidati da donne. Il report evidenzia un’incidenza maggiore della rappresentanza femminile nelle amministrazioni comunali del Nord-Est e del Centro, con un’età media delle amministratrici di 49 anni e un livello di istruzione generalmente elevato.

La crescita poi lo stop negli ultimi cinque anni

Negli ultimi quarant’anni, la presenza femminile ai vertici comunali è aumentata da 145 casi nel 1986 a 1.187 nel 2026. Tuttavia, i recenti dati mostrano una flessione, con solo l’11% di candidate nelle ultime elezioni, il che segna un’inversione di tendenza in un contesto di crescita precedente. Tale disuguaglianza di genere nel rappresentare il potere locale è parte di un fenomeno più ampio, che merita attenzione e riflessione sul sistema politico attuale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere