La Ue deve accelerare l’adesione dell’Ucraina?
La discussione riguardante l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea si sta intensificando, diventando un argomento sempre più divisivo tra i membri del blocco. Le tensioni sono emerse chiaramente durante il meeting informale Gymnich a Limassol, Cipro, tenutosi il 29 maggio. Paesi come Lettonia, Estonia, Lituania, Romania e Finlandia spingono per un’accelerazione, mentre l’Italia, la Spagna e il Portogallo rimangono cauti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso la sua aspirazione per un ingresso entro il 2027, e per superare le resistenze, ha suggerito di rinunciare per alcuni anni ai fondi comunitari, in particolare per agricoltura e coesione territoriale, che spetterebbero all’Ucraina, riporta Attuale.
Il 21 maggio, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto un’alternativa, ovvero “associare” gli ucraini all’UE ma senza concedere loro il diritto di voto nei Consigli dei ministri, garantendo solo una parte delle risorse e assistenza militare. Questo approccio, sebbene mirato a soddisfare alcuni bisogni immediati, non risolve del tutto la questione fondamentale della partecipazione politica ucra.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha dichiarato che si sta valutando la migliore soluzione a livello europeo per avviare i negoziati sull’adesione dell’Ucraina, ma ha sottolineato che prima devono essere considerati i Balcani, dove sono in corso procedure di adesione per Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia.
Le istituzioni di Bruxelles auspicano di giungere a una decisione sulla questione ucraina nel prossimo Consiglio degli Affari esteri previsto per il 16 giugno. Tuttavia, trovare un compromesso si annuncia difficile poiché i requisiti tecnico-giuridici sono complicati dalla situazione di emergenza della guerra. Il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha avvertito che non può esserci disgiunzione tra la discussione sull’adesione e la guerra che l’Ucraina sta affrontando, suggerendo di considerare quali proposte possano essere fatte al fine di giungere a un negoziato fruttuoso.
Il blocco baltico e numerosi Stati nordici, monitorati con attenzione dalla Romania e dalla nuova Ungheria «de-orbanizzata», chiedono di dare priorità agli sviluppi del conflitto rispetto agli effetti economici dell’allargamento all’Ucraina. Questo solleva preoccupazioni tra i membri del blocco occidentale, Italia in primis, sui possibili risvolti politici e sociali di un allargamento che avvenisse troppo rapidamente.
Aumenta la complessità della situazione l’atteggiamento statunitense, con il Segretario di Stato Marco Rubio che ha sottolineato nel ministeriale della Nato del 22 maggio a Helsingborg, Svezia, che gli Stati Uniti considerano esauriti gli sforzi diplomatici con la Russia, lasciando ai partner europei l’onere di trattare direttamente con Putin. L’Alta rappresentante UE per gli affari esteri ha ribadito che “noi europei non saremo mai semplici mediatori, perché siamo dalla parte degli ucraini”.
Rispondendo a queste affermazioni, i baltici insistono sul fatto che non possono essere loro a indebolire la posizione di Kiev, ritardando o ostacolando l’apertura della porta dell’Unione Europea.