Le elezioni in Etiopia: Abiy Ahmed si prepara a una vittoria scontata in un clima di repressione
Lunedì, si svolgeranno le elezioni in Etiopia per eleggere il parlamento federale e i parlamenti regionali. A livello federale, il risultato è già previsto: il Partito della Prosperità del primo ministro Abiy Ahmed ripeterà verosimilmente la sua schiacciante vittoria del 2021, quando ottenne oltre il 90% dei seggi in elezioni contestate dall’opposizione per mancanza di democraticità. L’esito definitivo sarà reso noto solo nei prossimi giorni, riporta Attuale.
Il sistema elettorale etiope avvantaggia il partito al potere, contribuendo a rendere scontata la vittoria di Abiy. Un ulteriore fattore è la crescente repressione subita dall’opposizione e dai media. Numerosi politici oppositori sono stati arrestati o costretti all’esilio, mentre giornali e ONG considerate ostili sono state chiuse. Il lavoro dei media internazionali è anche diventato arduo; l’agenzia Reuters, ad esempio, non ha più corrispondenti in Etiopia dall’inizio di febbraio, dopo che il governo non ha rinnovato i loro permessi.
Le elezioni dell’1 giugno non possono essere considerate veramente democratiche, ma servono piuttosto a rafforzare il potere di Abiy. In oltre un decimo delle circoscrizioni, i candidati del Partito della Prosperità non hanno concorrenti. L’esperto di Etiopia Kjetil Tronvoll le ha definite “un esercizio simbolico”. In alcune aree con forte opposizione, il governo non ha consentito il voto, giustificando la decisione con la mancanza di sicurezza, come avverrà nella regione del Tigrè, contraddistinta da una violenta guerra tra l’esercito etiope e il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè dal 2020 al 2022, che ha causato la morte di centinaia di migliaia di persone.
Il Fronte di Liberazione, che per decenni ha rappresentato un attore centrale nella politica etiope, è stato messo al bando dalla Commissione elettorale, nonostante sia stato siglato un accordo di pace nel 2022. Nella regione dell’Amara, ulteriori distretti non parteciperanno alle elezioni a causa di conflitti con il gruppo militare Fano, che dal 2023 ha iniziato a opporsi al governo. La bassissima affluenza al voto, aggravata dall’assenza di elettori in diverse zone, potrebbe infatti scatenare ribellioni contro l’esito elettorale.
L’elezione di Abiy fu inizialmente accolta con favore, grazie alle sue promesse di pacificazione e alla sua abilità diplomatica che gli valsero il Premio Nobel per la Pace nel 2019. Tuttavia, la sua amministrazione ha progressivamente ostacolato le riforme e intensificato il controllo centralizzato, cercando di consolidare il potere del governo su un paese diviso in undici regioni autonome. L’attuale proposta di riforma costituzionale potrebbe mirare ad accrescere i poteri del presidente.
Durante la campagna, Abiy ha enfatizzato i progressi economici raggiunti, attratto investimenti esteri e avviato grandi progetti infrastrutturali, tra cui un nuovo aeroporto ad Addis Abeba e una contestata diga sul Nilo, destinata a fornire energia a milioni di abitazioni. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il PIL etiope crescerà del 9,2% nel 2026, uno dei tassi più elevati al mondo.
Tuttavia, persistono gravi problematiche: la povertà è in aumento, specialmente nelle aree rurali colpite dai conflitti, l’inflazione è elevata e crisi internazionali hanno aggravato la mancanza di carburante e fertilizzanti. I tentativi di Abiy di accrescere il proprio potere personale potrebbero nuovamente innescare conflitti, specialmente nel Tigrè, dove si sono già verificati scontri recenti tra le forze governative e i militari del Fronte di Liberazione.
La situazione potrebbe ulteriormente complicarsi nei rapporti con l’Eritrea, nazione con cui l’Etiopia ha storicamente avuto attriti. Le minacce di Abiy di garantire all’Etiopia un accesso al mare hanno preoccupato il governo eritreo, che ha intensificato la presenza militare al confine, in preparazione a possibili conflitti futuri.