Ottant’anni della Repubblica Italiana: un cammino di resistenza e unificazione europea
Nel 2025 celebriamo ottant’anni della Repubblica Italiana, un’eredità di Resistenza antifascista e europeista. Il primo appello alla resistenza armata contro il nazifascismo venne lanciato su L’Unità Europea, il giornale del Movimento Federalista Europeo fondato da Altiero Spinelli nel 1943, poco dopo la liberazione da Ventotene dove, nel 1941, aveva redatto il Manifesto per un’Europa libera e unita, in collaborazione con Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann e Ada Rossi, riporta Attuale.
Questa tradizione ha influenzato l’articolo 11 della Costituzione, citato dal Presidente Mattarella durante il discorso per la Festa della Repubblica: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Grazie all’intervento del federalista Calamandrei, il principo di unità della norma viene preservato, evidenziando che la creazione di istituzioni giuridiche dotate di potere è essenziale per risolvere conflitti e garantire pace.
L’articolo 11 rappresenta quindi la base della partecipazione italiana all’unificazione europea, ulteriormente rafforzata da modifiche successive della Costituzione, che menzionano esplicitamente la coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea, come stabilito negli articoli 97, 117 e 119. La Costituzione, quindi, riconosce un sistema di governo multilivello, in cui il governo nazionale è solo uno dei livelli fondamentali.
Altri importanti figure del federalismo europeo, come Einaudi, primo presidente della Repubblica Italiana, De Gasperi e Sforza, tra il 1950 e il 1951, hanno fatto aderire l’Italia come paese fondatore alla prima Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, superando l’opposizione di molti, e successivamente alla Comunità Economica Europea e alla Comunità Europea dell’Energia Atomica, fondate con i Trattati di Roma nel 1957.
Questi passi hanno consentito lo sviluppo economico e democratico dell’Italia. Il cosiddetto “miracolo economico italiano” è stato parte integrante del progresso europeo: i tassi di crescita italiani si sono mostrati competivi rispetto agli altri membri della Comunità, risultando doppi rispetto ai Paesi europei occidentali che non erano membri e che hanno poi cercato di aderire, portando l’Unione da sei paesi fondatori agli attuali 27 Stati membri.
L’Unione Europea ha sostenuto la giovane democrazia italiana, promuovendo l’adozione di standard elevati in questioni di diritti fondamentali, sicurezza sul lavoro e protezione ambientale; ha consentito alla classe dirigente italiana di operare scelte strategiche nel lungo periodo, anche se impopolari nel breve, attraverso incentivi mirati che favoriscono decisioni lungimiranti.
Nel contesto attuale, solo gli Stati di grandi dimensioni possono tutelare i propri interessi e valori a livello internazionale. L’unità europea è, quindi, più che mai necessaria, come sottolineato ripetutamente dal Presidente Mattarella, e meriterebbe il sostegno di tutte le forze politiche, simile al referendum del 1989, che ha visto una partecipazione trasversale e l’88,3% di voti favorevoli per un mandato costituente al Parlamento Europeo.
Direttore Focus, già Segretario del Movimento Federalista Europeo