Trump cerca di contenere l’escalation in Medio Oriente dopo i raid missilistici
Il presidente Donald Trump ha intensificato i suoi appelli alla moderazione per evitare un’ulteriore escalation in Medio Oriente, dopo il lancio di missili iraniani contro Israele in risposta a un attacco israeliano su Beirut. Trump ha sollecitato sia Teheran che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a non continuare con le ostilità, avvertendo che una reazione da parte di Netanyahu potrebbe prolungare il conflitto. “Se Netanyahu risponde, questo conflitto continuerà ancora e ancora”, ha dichiarato. Il presidente ha sottolineato che il conto delle rappresaglie si può ritenere chiuso: “Israele ha sferrato il suo colpo e l’Iran ha sferrato il suo. Non ne serve un altro”, riporta Attuale.
La Casa Bianca è preoccupata che l’escalation possa compromettere i negoziati con Teheran, che sembravano avvicinarsi a una conclusione. “Siamo molto vicini a un accordo”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che un’intesa potrebbe essere firmata già all’inizio della prossima settimana. Tuttavia, ha riconosciuto che “l’attacco iraniano certamente non aiuterà i negoziati”, esortando Teheran a tornare al tavolo delle trattative.
Le dichiarazioni del presidente americano non sono casuali. Nei giorni scorsi, l’amministrazione ha cercato di impedire che il fronte libanese complicasse i delicati contatti con Teheran. Secondo Reuters, Trump ha già fatto pressione su Netanyahu affinché limitasse le operazioni in Libano per garantire un margine di manovra nei negoziati. In una recente intervista a Fox News, Trump ha dichiarato che l’operazione contro Beirut non era stata coordinata con Washington e ha affermato con freddezza: “Non sono contento”.
Per prevenire un ulteriore deterioramento della situazione, Trump ha parlato con Netanyahu domenica sera, anticipando che gli avrebbe chiesto di non reagire al lancio dei missili iraniani. “Se Bibi li attacca a sua volta, la situazione continuerà come negli ultimi 47 anni o negli ultimi 3.000 anni”, ha avvertito, evidenziando il rischio di una spirale senza fine.
L’offensiva diplomatica degli Stati Uniti avviene in un momento critico, caratterizzato da riprese di contatti indiretti tra Washington e Teheran. L’amministrazione è consapevole che una nuova escalation potrebbe minacciare sia i negoziati che la sicurezza delle forze americane presenti nella regione. Dopo il lancio dei missili, Trump ha confermato che le forze armate americane sono state messe in stato di allerta. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha inoltre dichiarato che il personale e le installazioni americane nella regione sono pronte a fronteggiare eventuali minacce, evidenziando le preoccupazioni riguardanti la sicurezza degli interessi americani in Medio Oriente.
In sintesi, il messaggio della Casa Bianca è chiaro e consistente: sia a Israele che all’Iran si richiede di fermarsi ora. Dopo l’attacco su Beirut e la risposta missilistica di Teheran, Trump ha avvertito che qualsiasi ulteriore escalation rischierebbe di allontanare un accordo che sembrava a portata di mano.