Il Mondiale degli «ultimi», da Haiti a Curaçao
I Mondiali di calcio, che iniziano oggi, non rappresentano solo un evento sportivo annuale, ma fungono anche da vetrina geopolitica e opportunità di riscatto per nazioni e giocatori, spesso ignorati nel panorama globale. Tra le nazioni da tenere d’occhio c’è Haiti, una delle più povere al mondo, che si è qualificata per il torneo battendo il Nicaragua 2-0 lo scorso novembre. Una partita storica per una squadra costretta a giocare all’estero per ragioni di sicurezza, con le partite “casalinghe” disputate a Curaçao o Aruba, mentre l’allenatore francese Sébastien Migné non ha mai visitato Haiti, con tutto il lavoro svolto a distanza. I problemi di sicurezza a Port-au-Prince hanno reso impossibili gli spostamenti, impattando sul lavoro della squadra, riporta Attuale.
Un’altra squadra da osservare sono i «Leopardi» della Repubblica Democratica del Congo, tornati ai Mondiali dopo 52 anni di assenza. L’assenza dal torneo e le difficoltà logistiche hanno obbligato la squadra a rinunciare a una cerimonia di partenza e a partire settimane prima dell’inizio dei giochi, saltando un’amichevole contro il Cile a causa delle preoccupazioni relative a un’epidemia di Ebola che ha colpito duramente il Paese. L’obiettivo era proteggere i giocatori da possibili contagi.
La squadra di Capo Verde rappresenta un caso interessante di “debuttante assoluta”. Il loro sistema di scouting ha dato ottimi risultati, naturalizzando giocatori da ogni parte del mondo: dei 26 convocati, 14 sono nati all’estero ma hanno radici nell’arcipelago. Sorprendentemente, si sono qualificati per il torneo piazzandosi primi nel proprio girone, superando il Camerun. Tuttavia, affrontare avversari come Spagna e Uruguay nel loro gruppo si presenta come una sfida enorme.
Curaçao, ex colonia olandese, si iscrive nella storia come la nazione più piccola a partecipare al torneo, con una popolazione di soli 156.000 abitanti, e il suo allenatore, Dick Advocaat, è il più anziano nella storia del torneo a 78 anni. Più della metà della squadra ha competenze nelle giovanili olandesi, ma ha optato per rappresentare la propria nazione. Durante il viaggio verso la Florida per le prime partite, l’euforia era palpabile, con un episodio divertente quando il pilota si è unito a un giocatore in una danza sulla pista dell’aeroporto.
Una nota di merito va a Mohamed Touré e Nestory Irakunda, due giovani calciatori che, nati in campi profughi, ora giocano per la nazionale australiana. Touré è nato nel 2004 in Guinea, mentre Irakunda è nato nel 2006 in Tanzania, entrambi emigrati in Australia da piccoli.
Questo torneo offre uno spaccato del Global South, un’opportunità per far brillare queste nazioni sotto i riflettori planetari. Buona visione per tutti!