Riforma della medicina territoriale, medici al dialogo con il ministro: solo il 4% delle case di comunità attive

12.06.2026 09:45
Riforma della medicina territoriale, medici al dialogo con il ministro: solo il 4% delle case di comunità attive

Roma, 12 giugno 2026 – “Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni”. Dopo l’annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, i diretti interessati tendono la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci, riporta Attuale.

La ‘Federazione italiana dei medici di famiglia’ comunica la sua disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr. Il ministro rassicura che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), le Case di comunità apriranno. Schillaci ha ribadito l’importanza di trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale e ha annunciato che ci saranno incontri dedicati per rispettare le tempistiche.

Il fronte delle Regioni

Il confronto con le Regioni rimane teso. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha criticato aspramente la scelta del governo di fermare la riforma, definendola “una scelta sbagliata”, sottolineando che la proposta era stata sottoscritta da entrambe le fazioni politiche, centrosinistra e centrodestra. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ha invitato a raggiungere un accordo “con il dialogo e non con le imposizioni”, esemplificando il modo in cui è avvenuto nella sua Regione. Massimo Fabi, assessore alle politiche per la Salute in Emilia-Romagna, ha fatto eco a questo approccio, coordinando la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.

Le critiche non mancano anche dall’opposizione parlamentare. Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, ha dichiarato che “stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti interessati e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza”.

La Cgil ha definito la situazione come un “pessimo teatrino”, auspicando l’apertura di un dibattito parlamentare. A meno di 20 giorni dalla scadenza del Pnrr, i dati sull’attivazione delle case di comunità sono tutt’altro che rassicuranti.

Su 1.715 case di comunità previste, solo il 4% funziona

Dal monitoraggio dell’Agenas, riportato dalla Fondazione Gimbe, emerge che al 31 dicembre 2025, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1.038 finanziate dal Pnrr), solo 781 (il 45%) hanno attivato almeno un servizio, mentre solamente 66, pari a meno del 4%, risultano pienamente funzionanti con personale in attività. Si riscontrano notevoli divari tra le diverse Regioni. Anche Cittadinanzattiva ha lanciato l’allerta, evidenziando che “le nuove strutture sono ancora in una fase di attivazione tale da non essere percepite dai cittadini come riferimenti assistenziali”.

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