Trump afferma di non avere limiti al suo potere
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista rilasciata giovedì al sito Axios, ha dichiarato di non aver riscontrato «alcun limite» al suo potere, a partire dalle decisioni sulla guerra in Iran. Un libro di prossima pubblicazione, Regime Change, scritto dai giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, rivela che Trump si considera uno dei leader più potenti della storia, riporta Attuale.
Secondo Axios, Trump non si limita a esplorare i confini del potere presidenziale, ma cerca di posizionarsi accanto a conquistatori e dittatori che hanno forgiato il destino delle nazioni. Durante l’intervista, ha menzionato Xi Jinping e Narendra Modi come i leader che ammira di più, esprimendo il suo dispiacere per l’assenza di Vladimir Putin al G7 dopo l’esclusione dovuta all’annessione della Crimea.
Tra le affermazioni più audaci del presidente, spicca quella secondo cui sarebbe più potente di figure storiche come Attila, Gengis Khan, Napoleone, Stalin, Mao e Hitler. Trump ha mostrato ai giornalisti un documento riguardante i «Grandi uomini», spiegando che nessuno di questi leader avesse pari potere rispetto a lui in quanto presidente degli Stati Uniti. Il suo amico di lunga data, Dave King, definito “storico presidenziale”, è citato come coautore di un testo che sostiene che Trump detiene un potere senza precedenti, affermando che è «la persona più potente che abbia MAI messo piede su questo pianeta».
In un altro passaggio dell’intervista, Trump ha commentato che i leader storici non avevano a disposizione mezzi di trasporto moderni, mentre lui, come presidente, possiede questa facoltà. Haberman e Swan notano l’orgoglio di Trump nel considerare se stesso accanto a figure come Mao, Hitler e Stalin, suggerendo una mancanza di esitazione nell’identificarsi con uomini che hanno modellato la storia attraverso la conquista e l’intimidazione.
Trump ha anche risposto alle critiche da parte di membri del suo partito riguardo a un accordo con l’Iran, esprimendo mancanza di rispetto per coloro che una volta ammirava, definendoli «oltranzisti». Nonostante le sue riserve sul nuovo accordo, lo descrive come una «resa incondizionata» dell’Iran. Ha lasciato intendere che l’unico vincolo che sente è legato all’andamento dell’economia, dichiarando di volersi discostare dal celebre predecessore Herbert Hoover, noto per la Grande Depressione.