Proteste in Albania contro il resort della famiglia Trump: oltre 100 mila manifestanti chiedono dimissioni e arresti
Le recenti manifestazioni in Albania, iniziate contro la costruzione di un resort di lusso legato a Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, hanno raggiunto una intensità storica, con oltre 100 mila persone che sabato scorso hanno sfilato a Tirana, chiedendo le dimissioni del primo ministro Edi Rama e il suo arresto, riporta Attuale.
Le proteste erano iniziate alla fine di maggio, con un forte accento ambientalista contro la realizzazione di un complesso turistico sull’isola di Sazan, minacciando un’area protetta della costa adriatica, notoria per la presenza di specie in via di estinzione. Con il nome di “rivoluzione dei fenicotteri”, i manifestanti hanno criticato l’impatto ecologico del progetto, stimando un’occupazione significativa delle risorse naturali della zona.
Col tempo, le rivendicazioni si sono ampliate, evidenziando la corruzione dilagante in seno alla politica albanese, spesso coinvolta in scandali e accusata di svendere il paese agli investitori. L’Albania è considerata uno dei paesi europei con il più alto livello di corruzione, un problema che ostacola il progresso verso l’adesione all’Unione Europea.
Il progetto del resort, approvato all’inizio del 2025, è considerato un simbolo di corruzione, in quanto legato a una modifica legislativa che ha aperto la strada a sviluppi controversi nel settore turistico. Il Parlamento Europeo ha recentemente richiesto la sospensione di tutte le autorizzazioni per costruzioni nelle aree protette, evidenziando l’urgenza della questione nella valutazione dei progressi dell’Albania verso l’ingresso nell’Unione Europea.
Il progetto, finanziato per 4 miliardi di dollari, è attualmente sotto indagine da parte della Procura anticorruzione albanese, la SPAK. Sono emerse accuse nei confronti di Artur Shehu, un imprenditore coinvolto nella compravendita delle terre destinate alla costruzione, con ordini di arresto emessi contro di lui e altri per traffico internazionale di droga.
Da parte del governo albanese, è emersa una linea difensiva forte, con il premier Rama che ha minimizzato la portata delle proteste, accusando i manifestanti di ostacolare lo sviluppo economico del paese e affermando che l’Albania sta lottando contro la corruzione come mai prima d’ora. Tuttavia, i manifestanti rimangono scettici, avendo già sperimentato scandali legati a funzionari di alto profilo, come la vice ministra Belinda Balluku, attualmente coinvolta in guai legali.
Nell’affrontare le accuse di corruzione sistemica, Rama ha reagito con frasi provocatorie e ha tentato di distogliere l’attenzione con argomentazioni contro le proteste, suggerendo che esse siano strumenti di destabilizzazione internazionale. Le sue affermazioni sono state rigettate dai manifestanti e criticate dalle autorità locali e internazionali.