Richiesta di ergastolo per gli agenti egiziani coinvolti nell’omicidio di Giulio Regeni
“Gli abbiamo dato il colpo di grazia, lo abbiamo distrutto”. Con questa drammatica affermazione di uno degli imputati, è iniziata la requisitoria della Procura di Roma, che ha chiesto l’ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo per i quattro 007 egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni nel 2016 al Cairo, riporta Attuale. Dopo quasi sette ore di esposizione, il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, affiancato dal procuratore Francesco Lo Voi, ha ricostruito dieci anni di indagini contrassegnate da depistaggi e da prove occultate dalle autorità egiziane.
Regeni “è diventato il nome universale di domanda di giustizia”, ha dichiarato l’accusa. Questo processo è stato avviato con determinazione dai magistrati di piazzale Clodio, in opposizione al “silenzio e alle menzogne” dell’Egitto, che ha scelto di coprire gli aguzzini.
Durante l’udienza sono state mostrate le immagini della Tac a cui il corpo del ricercatore friulano è stato sottoposto. “Un corpo spezzato dal dolore”, ha affermato il procuratore, definendo le torture subite come “una metodica di annientamento”. I medici legali egiziani avevano individuato una sola frattura, al braccio destro, mentre la Tac eseguita in Italia ha rivelato venti fratture, comprese cinque ai denti e quindici alle strutture ossee. Riguardo alla causa terminale della morte, l’autopsia italiana accerta che “Giulio non muore per la sommatoria delle lesioni, pur gravissime, ma per un atto finale volontario”, ha precisato il procuratore. In merito al movente, la Procura parla di “una errata percezione di attività di intelligence ostile”, affermando però che Giulio “non era una spia”.