Negoziazioni Usa-Iran: dichiarazioni contraddittorie sul pre-accordo e le ispezioni nucleari

24.06.2026 08:47
Negoziazioni Usa-Iran: dichiarazioni contraddittorie sul pre-accordo e le ispezioni nucleari

Contraddizioni tra Stati Uniti e Iran sul pre-accordo di pace

Stati Uniti e Iran continuano a lanciarsi annunci e dichiarazioni sibilline riguardo alle trattative per il pre-accordo firmato il 18 giugno per porre fine alla guerra in Medio Oriente, suscitando confusione sulle reali intese raggiunte, riporta Attuale. La situazione è alimentata dalla comunicazione disordinata del presidente statunitense Donald Trump, che spesso rivela sui social media aspetti non confermati, infastidendo le controparti iraniane.

In un post su Truth Social, Trump ha affermato che l’Iran aveva acconsentito a permettere «ispezioni nucleari del più alto livello» nei siti colpiti da attacchi americani a giugno dell’anno precedente, in una guerra che aveva preso avvio da Israele e durato dodici giorni. Tuttavia, le autorità iraniane hanno prontamente smentito tali affermazioni. Sebbene l’Iran sia un firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, non ha consentito ispezioni negli ultimi anni. Le questioni relative al programma nucleare iraniano rimangono tra i temi più complessi nelle negoziazioni.

Il New York Times ha evidenziato come questo tipo di dinamica sia ricorrente nei negoziati: Trump annuncia sviluppi non ancora concordati, nella speranza di fare pressione sugli iraniani, che rispondono smentendo le dichiarazioni. Nonostante ciò, è possibile che ci sia del vero nei temi trattati, sebbene i dettagli debbano ancora essere definiti.

In alcuni casi, i post di Trump hanno avuto l’effetto opposto, costringendo gli Stati Uniti a concedere all’Iran. Un esempio è la recente sospensione per 60 giorni delle sanzioni sulla vendita di petrolio iraniano, annunciata lunedì.

Il Wall Street Journal ha riportato che, durante i colloqui, il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf è rimasto contrariato da un post di Trump che prospettava possibili bombardamenti se l’Iran non avesse cessato il supporto a Hezbollah. Ghalibaf avrebbe chiesto chiarimenti al vicepresidente statunitense JD Vance, presente in Svizzera per le trattative, costringendolo a difendere le affermazioni del presidente.

L’Iran ha interpretato il messaggio di Trump come una violazione del memorandum, in cui entrambe le parti si impegnano a non attaccarsi. Vance ha tentato di rassicurare i negotiatori, affermando che Trump si riferiva a azioni future in caso di violazione del memorandum. Tuttavia, le dichiarazioni sensazionalistiche di Trump complicano il lavoro dei rappresentanti iraniani, già sotto pressione da una leadership interna estremista e riluttante ad effettuare concessioni.

Recentemente, sono emerse dichiarazioni contrastanti riguardo allo stretto di Hormuz. Domenica, l’Iran ha annunciato l’istituzione di una nuova compagnia d’assicurazioni, richiedendo alle navi in transito di registrarsi gratuitamente. Gli Stati Uniti giudicano questa iniziativa come un passo verso il mantenimento del sistema di pedaggi imposto dall’Iran durante il conflitto, considerato inaccettabile. Nel frattempo, l’Organizzazione Marittima Internazionale delle Nazioni Unite ha comunicato l’avvio di un’operazione per riportare a casa circa 11.000 marinai attualmente bloccati oltre lo stretto, dove continuano a sorgere controversie.

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