Terremoti in Venezuela: bilancio grave e aiuti internazionali in arrivo
Dopo i devastanti terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno colpito mercoledì le località costiere, Caracas si trova in uno stato di crisi. Il bilancio ufficiale delle vittime è fermo a 920, tra cui quattro italo-venezuelani, mentre i feriti ammontano a 3.400 e oltre 50.000 persone risultano disperse, riporta Attuale.
Tra le vittime si trova anche Francesca Mannina, di origini siciliane, il cui corpo è stato recuperato dalle macerie del residence Pin High a La Guaira. Gli ospedali di Caracas sono al collasso, sopraffatti dall’enorme afflusso di feriti dai quartieri colpiti e dalle zone vulnerabili del vicino stato di Guaira.
Le strutture sanitarie sono piene di pazienti e familiari in cerca di notizie sui loro cari, spesso sapendo che l’unica speranza risiede nel riconoscere un nome su una lista di ricoverati circolante online. Mentre cresce la pressione, continuiamo a ricevere aiuti dall’estero. Oggi, un convoglio della Protezione Civile italiana, composto da circa un centinaio di vigili del fuoco e personale sanitario specializzato, è atterrato presso la base militare di El Libertador a Maracay, con la missione di supportare le operazioni di soccorso. Anche soccorritori americani sono arrivati, rispondendo alla chiamata di aiuto per i “nuovi amici” venezuelani, come dichiarato da Donald Trump.
Il governo di Caracas, sotto la guida della presidente ad interim Delcy Rodriguez, ha espresso la necessità di supporto, poiché molte zone colpite dal sisma restano inaccessibili ai soccorritori. L’Organizzazione mondiale della Sanità sottolinea l’importanza delle prime 72 ore in cui è fondamentale salvare chi è intrappolato sotto le macerie.
La popolazione manifesta crescente indignazione circa le carenze organizzative del governo. Sin dai primi momenti dopo le scosse, decine di migliaia di venezuelani si sono mobilitati per salvare i sopravvissuti e fornire aiuti, ma in alcune aree di Caracas, l’assistenza volontaria è stata ostacolata per favorire il lavoro delle squadre di soccorso professionali. Inoltre, l’accesso alla zona di Guaira, la più colpita, è attualmente vietato a chi non possiede un lasciapassare speciale, per garantire un adeguato coordinamento delle operazioni di soccorso che vedono l’arrivo di centinaia di soccorritori internazionali.