Il Budapest Pride, celebrato il 27 giugno, ha messo in luce la crescente reclusione delle voci della comunità LGBTQ+ in Ungheria, amplificata dall’applicazione di leggi restrittive sulla propaganda. I libri che trattano temi legati ai diritti queer, come quelli di autori ungheresi, sono stati imballati e non visibili nei negozi, rappresentando un chiaro segnale di oppressione. Queste leggi sono state giudicate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea come in violazione dei principi comunitari che tutelano i diritti civili e delle minoranze, riporta Attuale.
La storia di Ádám Kanicsár
L’attivista e autore Ádám Kanicsár ha condiviso la sua esperienza con l’opera LMBTQ+ Forradalmak, le rivoluzioni, che riunisce le storie di undici attivisti. “Il mio libro non può essere esposto interamente, ma solo il dorso, e non può essere venduto vicino a scuole e chiese”, ha detto. Il libro narra le vite di artisti, operatori nella prevenzione dell’HIV e cittadini che hanno vissuto decenni di cambiamenti sociali e politici.
Kanicsár, da anni attivo nella difesa dei diritti civili, ha sottolineato l’incomprensione diffusa riguardo alle rivendicazioni della comunità: “Molti fraintendono il nostro desiderio di un mondo migliore e più libero”.
Editori, teatri e festival: tutti si muovono con cautela
Le istituzioni culturali in Ungheria sono costrette a procedere con estrema cautela. “Abbiamo dovuto consultare avvocati prima di esporre il ritratto di Virginia Woolf, poiché nelle vicinanze c’era una chiesa,” ha commentato Kanicsár. Sebbene il ritratto sia stato esposto, la necessità di tali consultazioni riflette il clima di paura e autocensura instaurato negli ultimi anni. “Ci si preoccupava sempre di violare la legge,” ha aggiunto.
L’arrivo del nuovo governo viene accolto con un misto di speranza e cautela. “Per noi è fondamentale non essere più considerati nemici – ha osservato Kanicsár. Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria barriera tra la comunità e il governo. Ora speriamo che potremo finalmente comunicare.” Tuttavia, la frustrazione rimane palpabile: “Sebbene sia felice per l’esito delle elezioni, sono soprattutto esausto. Ci sono giovani che non sanno come vivere liberamente, essendo cresciuti in un clima di repressione”. Questa è una lezione di libertà che si impara nel tempo.