Riforma elettorale, Schlein critica Meloni: “Vuole La Russa al Quirinale”

01.07.2026 02:55
Riforma elettorale, Schlein critica Meloni: “Vuole La Russa al Quirinale”

Il centrodestra punta al Colle: l’allerta di Elly Schlein

Roma, 1 luglio 2026 – Elly Schlein lancia l’allerta: “L’obiettivo della riforma elettorale del centrodestra è portare Meloni, o direttamente La Russa, al Quirinale”. La reazione del campo largo, di fronte all’inserimento della presidenza della Repubblica nel pacchetto di riforme della premier, è stata immediata e di severa condanna. La segretaria del PD menziona il nome divisivo di Ignazio La Russa, consapevole del potenziale impatto sul suo elettorato. Sebbene non fosse probabile che Meloni pensasse a La Russa per il Colle, la mossa ha fornito un’arma retorica potente alle opposizioni. “Al Colle non può andare un capo politico”, ha sottolineato Schlein, evidenziando il timore di una “presa della fortezza” da parte della destra, un punto cruciale per mobilitare la base progressista, riporta Attuale.

La strategia della premier, vista come rischiosa, appare necessaria per mantenere il “voto utile” e prevenire un aumento dei consensi a favore di Futuro Nazionale, se non si raggiunge un accordo. Meloni ha anche trattato il generale Roberto Vannacci come se fosse un leader dell’opposizione, stabilendo implicitamente delle condizioni per il dialogo: “Smetta di votarci contro, poi ne parliamo”, ha dichiarato Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia. In risposta, Vannacci ha lanciato una sfida diretta: “Presidente Meloni, se non vuole perdere completamente la faccia, dia un segnale sulle preferenze. Servono preferenze vere, senza posizioni bloccate e parlamentari nominati”.

Questa mossa di Vannacci è considerata strategica. Il richiamo agli “attributi” è un invito alla premier a infrangere il veto degli alleati, dato che Forza Italia e Lega si oppongono a qualsiasi mediazione sulla questione. Inizialmente, Fratelli d’Italia aveva mostrato disponibilità a un passo indietro per mantenere la pace nella coalizione, ma la provocazione di Vannacci rende ora questa concessione molto più difficile.

Ieri sera, i rappresentanti del centrodestra si sono riuniti a via della Scrofa per trovare un accordo sulla riforma, considerando varie opzioni – dal capolista bloccato al “sistema toscano” – ma le distanze tra le posizioni rimangono enormi. Il previsto incontro tra i leader non si è svolto e il voto sulla riforma è stato rinviato di una settimana. Ufficialmente, il rinvio è giustificato dalle esigenze del PD, impegnato l’8 luglio a Napoli, e dai timori per gli scioperi ferroviari. Tuttavia, il sospetto che il rinvio possa servire a disinnescare tensioni all’interno della maggioranza è forte. Indipendentemente dall’esito, la questione delle preferenze non determinerà da sola i rapporti con la nuova destra, poiché il vero obiettivo resta il Quirinale.

In termini pratici, conquistare la presidenza della Repubblica significherebbe per il centrodestra liberarsi della costante supervisione del Colle, una vigilanza che si è rivelata ben più rigida del previsto negli ultimi quattro anni. Anche se il timore della sinistra è rappresentato da La Russa, circolano in maggioranza anche nomi alternativi, come quello del sottosegretario Alfredo Mantovano e del ministro della Difesa Guido Crosetto. Symbolicamente, raggiungere questo traguardo avrebbe un significato ambizioso, rappresentando un’auspicata conquista dell’ultimo bastione della Repubblica costituzionale, lasciando dietro di sé lo status di underdog.

La sfida, pur allettante, comporta rischi significativi per Meloni. I consulenti strategici della maggioranza, tuttavia, hanno fatto i propri calcoli: con il nuovo sistema, lo Stabilicum, la premier potrebbe comunque beneficiare di una maggioranza parlamentare più ampia rispetto a quella garantita dal Rosatellum, nonostante i rischi di perdere collegi chiave. Se dovesse vincere, Meloni potrebbe avere l’opportunità di eleggere il nuovo Capo dello Stato in modo autonomo – una possibilità che varrebbe anche per il centrosinistra in un’eventuale inversione dei ruoli. Resta comunque da risolvere la questione dei moderati, dato che Forza Italia intende impedire la nomina di un profilo troppo orientato a destra. Tuttavia, se Meloni dovesse ottenere il premio di maggioranza anche senza l’appoggio di Futuro Nazionale, la collaborazione con Vannacci per la scelta del nuovo presidente metterebbe i moderati in una posizione difficile. Questa manovra, lanciata quasi en passant, si configura come un audace all-in politico.

1 Comment

  1. Non ci posso credere… La Russa al Quirinale? Ma siamo impazziti? C’è bisogno di un presidente che unisca, non di una figura divisiva. E poi Meloni che non sa nemmeno come tenere insieme la sua coalizione… Non c’è fine al peggio!

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