L’ONU approva una modifica per gestire la crisi finanziaria
Le Nazioni Unite hanno approvato una modifica al proprio regolamento per affrontare la grave situazione finanziaria dell’organizzazione. Negli ultimi anni, i principali contributori, Stati Uniti e Cina, hanno ritardato o omesso pagamenti per miliardi di dollari, portando l’ONU sull’orlo del “collasso finanziario”, riporta Attuale.
La modifica riguarda la regola che imponeva all’ONU di ridistribuire i fondi non spesi tra tutti gli Stati membri alla fine dell’anno, senza considerare se questi avessero effettivamente rispettato i loro obblighi di pagamento. Pertanto, anche gli Stati in debito ricevevano una quota dei fondi non utilizzati, basata su ciò che *in teoria* avrebbero dovuto contribuire, e non su quanto avevano realmente versato.
Per esempio, gli Stati Uniti, che dovrebbero contribuire con il 22% del bilancio dell’ONU, ricevevano il 22% dei fondi non spesi, indipendentemente dai debiti. Lo stesso valeva per la Cina, che contribuisce per il 20%. Questo meccanismo ha riguardato tutti i tipi di finanziamento, inclusi gli oneri ordinari, le operazioni di *peacekeeping* e i tribunali internazionali. Entrambi i paesi sono in debito su questi fronti.
Secondo un rapporto di maggio, gli Stati Uniti devono circa 4,3 miliardi di dollari, suddivisi in circa 2 miliardi per oneri ordinari, altri 2 miliardi per *peacekeeping* e 44 milioni per i tribunali internazionali. La Cina, dal canto suo, ha un debito di 1,3 miliardi, con 429 milioni dovuti agli oneri ordinari e 870 milioni per le operazioni di *peacekeeping*.
La modifica approvata prevede che, nei prossimi quattro anni, l’ONU non rimborserà gli Stati in debito, risparmiando così centinaia di milioni di dollari ogni anno.
Le ragioni dietro i mancati pagamenti degli Stati Uniti e della Cina sono prevalentemente politiche. Il presidente statunitense Donald Trump ha sempre manifestato ostilità verso le organizzazioni internazionali, definendole distrazioni e sprechi di denaro. Ha anche sostenuto la necessità di riforme all’ONU, senza specificarne i dettagli. A gennaio 2026, Trump aveva ritirato gli Stati Uniti da diverse agenzie delle Nazioni Unite.
La posizione della Cina, sebbene meno ostile, è comunque influenzata da dinamiche politiche. Il presidente Xi Jinping ha tardato nei pagamenti, utilizzando questa strategia per esercitare pressione sull’organizzazione e promuovere le proprie priorità.
Finora, la crisi finanziaria ha costretto l’ONU a licenziare migliaia di dipendenti e ridurre le spese anche in sedi prestigiose come New York e Ginevra, compromettendo il proprio impegno internazionale e ritardando i pagamenti agli Stati che inviano soldati per le missioni umanitarie.