L’aria condizionata in Asia: diffusione capillare e impatto culturale e ambientale

01.07.2026 15:46
L'aria condizionata in Asia: diffusione capillare e impatto culturale e ambientale

La diffusione dell’aria condizionata in Asia orientale: un simbolo di modernità e sfide ambientali

Con l’arrivo dell’estate, i viaggiatori europei diretti verso paesi asiatici come Cina, Giappone, Corea del Sud e Taiwan vengono avvertiti di portare una sciarpa o una felpa leggera poiché l’aria condizionata è estremamente intensa negli ambienti chiusi. Questa raccomandazione non solo riflette la differenza di temperatura, ma anche di cultura e società: nei paesi asiatici, l’aria condizionata è diventata una necessità nella vita pubblica, nonostante i significativi consumi energetici che comporta, riporta Attuale.

A Pechino, le temperature estive possono superare i 35 °C, simili a quelle che in questi giorni causano gravi problemi in Europa. A Tokyo, le temperature superano continuamente i 30 °C, amplificate dall’alta umidità. Singapore, situata vicino all’equatore, registra temperature che superano sempre i 30 °C, con minime oltre i 25 °C e alti tassi di umidità. In molte di queste località, gli estremi climatici possono arrivare fino a 40 °C.

Il ricorso all’aria condizionata è onnipresente. In Giappone, per esempio, il 92,5% delle abitazioni è dotato di un sistema di climatizzazione, mentre in Italia questa percentuale è pari al 55,1% e scende ulteriormente nei paesi nordici. L’aria condizionata è altresì comune nei luoghi pubblici: stazioni ferroviarie, metropolitane, uffici pubblici e ospedali beneficiano di questo servizio, con le scuole giapponesi che hanno installato l’aria condizionata nel 95,7% delle aule, suscitando polemiche per una mancanza di attrezzatura nelle palestre e nei laboratori.

L’esigenza di affrontare il caldo ha anche influenzato l’architettura urbana, con lunghi percorsi sotterranei che collegano stazioni della metropolitana, supermercati e uffici per mantenere ambienti freschi e ripararsi da piogge frequenti. Queste infrastrutture sotterranee offrono rifugio anche durante gli inverni gelidi, tranne a Singapore, che sperimenta un clima tropicale tutto l’anno.

La diffusione dell’aria condizionata non è una prerogativa dell’Asia orientale; anche negli Stati Uniti e nei paesi del Golfo Persico il tasso di adozione è elevato. Tuttavia, nei paesi asiatici, che affrontano da decenni temperature che in Europa sono appena iniziate a essere comprese, tale tecnologia non è solo una comodità, ma rappresenta un simbolo di successo economico.

Un esempio emblematico è quello di Lee Kuan Yew, il primo ministro di Singapore che, negli anni ’60, trasformò il paese in una delle economie più forti al mondo. In un’intervista del 2009, egli attribuì gran parte del miracolo economico di Singapore all’aria condizionata, affermando che essa ha cambiato la natura della civiltà umana e aumentato la produttività nazionale. Lee ricorda di aver fatto installare il sistema di climatizzazione in tutti gli uffici pubblici sin dal suo insediamento nel 1959.

Oggi, Singapore vanta uno dei tassi di climatizzazione più alti, con attrazioni turistiche addirittura costituite da giardini climatizzati. Tuttavia, questo trend presenta notevoli problemi di sostenibilità. Attualmente, l’aria condizionata è responsabile del 2,7% delle emissioni di CO2 legate alla produzione di elettricità; considerando i gas refrigeranti, la cifra sale al 3,2%. In molte regioni, come la Cina, gran parte dell’energia necessaria per il funzionamento dei climatizzatori è ancora fornita da fonti fossili.

Negli ultimi anni, il Giappone ha intrapreso misure per migliorare la sostenibilità, innalzando la temperatura degli uffici e dei luoghi pubblici per ridurre gli impatti ambientali. Di fronte a questi dati, è evidente che il bilanciamento tra comfort abitativo e sostenibilità energetica rimane una delle sfide cruciali per il futuro dell’Asia orientale.

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