La sostenibilità del welfare italiano sotto esame: il Rapporto annuale dell’Inps
Il Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente Gabriele Fava, evidenzia che la denatalità, l’invecchiamento della forza lavoro, e l’aumento delle pensioni sono interconnessi. La sostenibilità sociale ed economica dell’Italia dipende dalla qualità del lavoro e dalla partecipazione di donne e giovani, nonché dalla capacità del welfare di supportare le scelte familiari, riporta Attuale.
Nell’analisi del rapporto, viene riconosciuto che gli incentivi economici come l’assegno unico e i bonus natalità possono contribuire a un incremento, seppur limitato, delle nascite. Tuttavia, viene messo in guardia sul rischio che tali trasferimenti monetari, privi di adeguati servizi e strumenti per la conciliazione vita-lavoro, possano limitare la partecipazione delle madri al mercato del lavoro. Fava sottolinea: “Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari”. La questione della natalità si rivela un fattore cruciale non solo demografico, ma anche economico, poiché le incertezze relative alla carriera dopo la maternità possono spingere le donne a rimandare la decisione di avere figli.
Particolare attenzione è rivolta a due strumenti particolarmente efficaci: il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto. Secondo i dati dell’Inps, l’accesso al Bonus asilo nido incrementa le probabilità di occupazione delle madri di circa sei punti percentuali. Questo dato dimostra che un sostegno mirato ai servizi di cura non solo supporta le famiglie, ma favorisce anche la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Il lavoro da remoto, d’altra parte, è in grado di ridurre significativamente la “child penalty”, ossia la penalizzazione di carriera e retribuzione che le madri affrontano dopo la nascita dei figli, aumentando i salari fino a 1.300 euro nell’anno successivo alla nascita.
Fava ha affermato che, se ben utilizzato, il lavoro agile può “attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro”, promuovendo una maggiore equità nella divisione dei carichi familiari.
Un passaggio cruciale del rapporto riguarda la questione delle pensioni. Fava mette in relazione la solidità del sistema previdenziale con la qualità dell’occupazione: “La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro”.
Negli ultimi trent’anni, l’età media di pensionamento dei dipendenti privati è aumentata di oltre sette anni; nel 2025 si attesta a 64 anni e 10 mesi. La situazione varia anche tra pensioni anticipate e di vecchiaia, con dati medi che mostrano una netta disparità di genere: nel 2025, l’importo medio lordo mensile per gli uomini è stato di 2.166 euro, rispetto ai 1.619 euro delle donne, una differenza del 34%.
Infine, il rapporto evidenzia il crescente contributo dei lavoratori stranieri: tra il 2019 e il 2025, il numero di lavoratori extra UE è aumentato di oltre il 35%. Fava invita a considerare questi dati seriamente, sottolineando che la capacità produttiva del Paese è influenzata dalla gestione dei flussi migratori, che devono essere orientati verso le necessità delle imprese e accompagnati da formazione e integrazione.
Claudia Marin