Franco Baresi, addio al leggendario capitano del Milan e della Nazionale

31.07.2026 08:15
Franco Baresi, addio al leggendario capitano del Milan e della Nazionale

Franco Baresi: un capitano coraggioso e un simbolo del calcio italiano

Milano, 31 luglio 2026 – Il cuore di Franco Baresi si è fermato quel giorno nella fornace di Pasadena il 17 luglio 1994. Capitano coraggioso, emblema del Milan di Sacchi e poi della Nazionale, decise di non arrendersi alla malasorte che aveva colpito duro: rottura del menisco a Mondiale in corso e addio ai sogni di gloria. E invece le giocate geniali di Baggio e l’abnegazione dei suoi compagni avevano spinto l’Italia di Arrigo fino all’ultimo atto: la finale di Pasadena contro il Brasile più solido e più quadrato della storia. Così a 25 giorni dall’infortunio Franco cuor di leone si presentò a Sacchi per riprendersi il posto in squadra. Pronto, lucido, tirato con quei solchi profondi lungo il viso, come una specie di sorriso, riporta Attuale.

E lui da regista della difesa, da ultimo uomo della magica linea di Sacchi, giocò una grande partita, stroncando le velleità di Aldair e Romario, le stelle della Selecao di Alberto Parreira. Una gara da leader vero, da agonista senza macchia e senza paura con i suoi 34 anni sulle spalle e l’entusiasmo di un ragazzo.

Quella gara a scacchi con il Brasile portò inesorabilmente ai calci di rigore dopo 120 minuti soffocati dall’afa di Pasadena. E Franco, da capitano coraggioso, volle battere il primo tiro dal dischetto, quello che somiglia a una scalata di settimo grado. Il suo destro solido e centrale finì sopra la traversa. Baresi si accasciò contro il palo, trovò conforto nei compagni e poi si abbandonò al pianto fra le braccia di Sacchi dopo gli errori di Massaro e Baggio che regalarono il titolo al Brasile: una maschera di dolore e delusione rimasta impressa negli occhi del mondo.

Quel Mondiale riconquistato con rabbia e svanito come un miraggio rimase impresso nella sua mente ancor più dei tanti trionfi con la maglia rossonera.

Lui era il libero del Milan euromondiale di Sacchi, l’uomo che coordinava il lavoro dei compagni e faceva scattare la trappola del fuorigioco. E se qualche arbitro perdeva la bussola, lui con il braccio alzato richiamava l’attenzione perché fermasse il gioco o annullasse un gol irregolare. Chiuso e silenzioso negli spogliatoi e nella vita privata, Baresi era una vera autorità in campo, un leader, un trascinatore capace di scuotere i compagni con un gesto. Formò una magnifica coppia di centrali con Billy Costacurta ed esaltò i grandi assi di quel Milan: gli olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten, Paolo Maldini, Carlo Ancelotti. Con quella squadra stellare, guidata prima da Sacchi e poi ridisegnata da Capello, vinse sei scudetti, tre Champions League e due Coppe Intercontinentali.

Si impose sempre come modello di integrità, come punto di riferimento per i compagni, diventando alla fine il simbolo più amato di quel Milan. Anche per la fedeltà alla bandiera e la forza silenziosa del suo magistero.

Le vicende del calcio lo spinsero a giocare più volte il derby contro il fratello interista Beppe, meno dotato tecnicamente ma tosto e solido come un macigno. Erano sfide vere, sentite, senza sconti. Ma finita la partita Franco e Beppe si abbracciavano come facevano da ragazzi, quando sognavano in futuro nel calcio a Travagliato, provincia di Brescia, la culla di quella magica coppia.

Un tumore ai polmoni ha scritto la fine della storia di Franco a 66 anni. Ma è certo che il calcio non dimenticherà quel capitano coraggioso e quel pianto di Pasadena.

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