Il governo italiano prosegue verso il riconoscimento facciale nonostante le restrizioni Ue
L’idea di ampliare l’uso del riconoscimento facciale nelle indagini ha guadagnato slancio dopo la devastazione avvenuta a Bologna durante un corteo per la morte di Fakir e l’assalto al cantiere Tav di Torino. Questo contesto ha spinto il governo a considerare l’adozione di un decreto per intensificare il monitoraggio, pur rispettando le direttive europee. Tuttavia, la questione è fonte di accese polemiche politiche: da un lato, si presenta come un efficace strumento nelle indagini, dall’altro a rischio di trasformarsi in una misura da stato di polizia. Il decreto, attualmente in commissione, autorizza l’uso di intelligenza artificiale specifica nei sistemi di videosorveglianza, come stazioni ferroviarie e aeroporti, recependo così l’AI act europeo, riporta Attuale.
Il confronto tra Bruxelles e Roma è acceso, poiché l’Ue si è espressa attraverso il portavoce Thomas Regnier, il quale ha sottolineato che “il riconoscimento facciale negli spazi pubblici è una pratica vietata dalla legge sull’Intelligenza artificiale (AI Act)”, rendendo l’applicazione di questo divieto attiva dal 2022.
La questione di una possibile retromarcia del governo sembra improbabile, ma non è da escludere una riformulazione in Consiglio dei Ministri. Palazzo Chigi ha affermato che l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, compreso l’AI Act, in linea con le garanzie costituzionali. Inoltre, l’Italia si dichiara all’avanguardia nella governance dell’IA, vantando una delle prime normative in Europa. Nel frattempo, le opposizioni, tra cui Pd e M5S, hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi contro il temuto ‘Grande Fratello’.
Il decreto, ora in attesa del parere della Commissione affari costituzionali, è concepito per avere un’efficacia preventiva, con la possibilità di mantenere i dati per un massimo di sette giorni. Qualora si verifichi un reato, questi dati possono essere utilizzati nelle indagini; in caso contrario, devono essere eliminati. I dati biometrici possono essere impiegati per prevenire attacchi terroristici o affrontare casi di persone scomparse e tratta di esseri umani.
Per quanto riguarda l’autorizzazione, le forze di polizia interagiranno con la Procura, che potrà prorogare la conservazione dei dati. In situazioni di urgenza, si prevede che la polizia o i carabinieri possano ricorrere a questo sistema d’indagine, previa comunicazione verbale al magistrato, che dovrà essere motivata entro 24 ore.
Il Garante della privacy richiede la massima chiarezza nella gestione delle informazioni, evitando raccolte indiscriminate nei luoghi pubblici. I dati biometrici utilizzabili dovranno provenire esclusivamente da fonti già esistenti nelle banche dati delle forze dell’ordine.
Le forze di polizia hanno espressamente sottolineato l’importanza di questo strumento. “Le minacce alla sicurezza richiedono un adeguamento degli strumenti investigativi e preventivi”, ha affermato l’associazione funzionari di polizia, sottolineando come la criminalità utilizzi tecnologie avanzate. “L’innovazione tecnologica deve accompagnarsi a regole chiare e rigorose.”