La Spagna nel mirino della giustizia: 126 imputati in scandali di corruzione
Sono già 126 gli imputati in una decina di scandali che si intrecciano con il governo spagnolo di Pedro Sánchez. Le accuse riguardano figure chiave come Belén Gualda e Bartolomé Lora, alti esponenti della Sepi e la direttrice della Guardia Civil, Mercedes Gonzalez, accusati di ostruzione della giustizia. Il quotidiano “El Mundo” segnala che i casi giudiziari «si estendono a tutti i livelli dello Stato» e il numero degli imputati supera quello dei deputati socialisti al Congresso, riporta Attuale.
A sostegno di Sánchez, vi sono alleati di coalizione come il partito di sinistra radicale Sumar e i nazionalisti baschi e catalani, i quali non intendono far cadere il governo, nonostante le pressioni dell’opposizione del Partito popolare e di Vox. Tuttavia, il fronte pro-Sánchez potrebbe incrinarsi se venisse dimostrato un finanziamento illecito del Psoe.
Dalla lista degli indagati emergono nomi noti: José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti, e il suo assistente Koldo Garcia sono stati condannati nel “caso Mascherine” per reati di corruzione e traffico di influenze. Anche l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero è sotto inchiesta per il “caso Plus Ultra”, legato a presunti abusi di denaro pubblico durante la pandemia, del quale si sospetta un coinvolgimento diretto riguardante tangenti e riciclaggio di denaro.
Le indagini su Santos Cerdán, ex Segretario organizzativo del Psoe, rappresentano un ulteriore elemento di destabilizzazione per il governo. Cerdán, che ha recentemente affrontato accuse legate a contratti pubblici gonfiati, è considerato un’ figura cruciale nei scandali che avvolgono l’attuale premier. Dopo le registrazioni incriminanti, Sánchez ha tentato di prendere le distanze da Cerdán, ex amico e collaboratore.
Nel giugno 2025, Cerdán è stato arrestato e rimasto in carcere per 142 giorni, accusato di corruzione e associazione a delinquere. Oggi continua a ripetere di essere una vittima di persecuzione politica, mentre le sue accuse hanno riacceso il dibattito su una campagna mirata a screditare i vertici della Guardia Civil e i magistrati coinvolti nelle indagini.
Un episodio controverso riguarda anche Begoña Gómez, moglie di Sánchez, la quale è attualmente sotto processo per presunti favori ottenuti in qualità di direttrice di una cattedra universitaria. Accusata di appropriazione indebita e traffico d’influenze, è stata costretta a rinunciare al passaporto e a presentarsi regolarmente in tribunale.
Aggiungendo ulteriore caos alle indagini, il fratello minore di Sánchez, David, è accusato di traffico di influenze e irregolarità fiscali, collegando la sua carriera pubblica alla posizione del premier.
Le indagini hanno svelato presunti schemi di intimidazione orchestrati per silenziare i capi della Guardia Civil e i magistrati in vena di indagare. Questa trama, orchestrata dai collaboratori di Sánchez, coinvolge anche alte figure del Partito socialista, suscitando nuove preoccupazioni sulla trasparenza del governo.
Nel contesto di tali scandali, il Partito popolare, all’opposizione, non è immune da controversie legali, testimoniando che la corruzione rappresenta un problema sistemico nella politica spagnola. Il precedente caso Gürtel ha portato alla caduta del governo di Mariano Rajoy, e ora il sospetto che nuovi episodi di corruzione stiano emergendo nella coalizione progressista getta un’ombra lunga su un futuro già turbolento per la Spagna.