Approvata una legge irlandese contro le importazioni dalle colonie israeliane
Martedì, la Camera del parlamento irlandese ha approvato una legge che vieta le importazioni di beni dalle colonie israeliane che occupano illegalmente i territori palestinesi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, riporta Attuale. La misura, pur avendo principalmente un valore simbolico, è espressione della crescente tensione tra Irlanda e Israele, poiché le importazioni irlandesi di beni da queste colonie sono praticamente nulle, ammontando a meno di 1 milione di euro tra il 2020 e il 2024.
Questa legge era stata proposta dal governo di centrodestra lo scorso anno ed ora dovrà essere discussa al Senato, dove può solo subire un ritardo nell’approvazione. È previsto che venga ratificata definitivamente entro l’estate e entrerà in vigore dopo la firma della presidente Catherine Connolly.
Il testo della legge si basa su un parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (CIG) del 2024, che ha stabilito che le colonie israeliane nei territori palestinesi e l’uso delle risorse naturali in queste aree violano il diritto internazionale. Le opposizioni di sinistra avevano richiesto di estendere il divieto anche al commercio di servizi con le colonie israeliane, sostenendo che il valore di tali servizi, legati al turismo, alla tecnologia e alla finanza, supera notevolmente quello dei beni importati. Tuttavia, un emendamento in tal senso è stato respinto dalla maggioranza di centrodestra, che ha giudicato le basi legali per un divieto del genere poco solide.
L’Irlanda si affianca alla Spagna, che a ottobre 2025 aveva approvato un provvedimento simile. Entrambe le nazioni si sono dimostrate critiche nei confronti delle politiche israeliane: nel 2024, l’Irlanda aveva riconosciuto lo stato di Palestina e nel 2025 si era unita alla causa del Sudafrica contro Israele per genocidio. Quest’anno, ha boicottato l’Eurovision a causa della partecipazione israeliana e ha vietato l’ingresso nel paese al ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, e al ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich.