Gli Stati Uniti introducono nuovi dazi su importazioni da 60 paesi per contrastare il lavoro forzato

24.07.2026 07:05
Gli Stati Uniti introducono nuovi dazi su importazioni da 60 paesi per contrastare il lavoro forzato

Nuovi dazi dell’amministrazione Trump per contrastare il lavoro forzato

L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha implementato nuovi dazi sulle importazioni da 60 paesi, nel tentativo di combattere l’uso di lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento globali, riporta Attuale. Questi dazi interessano diversi partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui Cina, Unione Europea, Giappone, India, Regno Unito, Canada e Messico.

I dazi variano da 10 a 12,5 percento a seconda delle nazioni coinvolte e sostituiscono misure temporanee del 10 percento introdotte nei mesi precedenti, dopo che la Corte Suprema aveva giudicato illegali molte delle imposizioni precedenti. Queste nuove misure sono entrate in vigore alle 6 del mattino italiane, coincidendo con la scadenza delle precedenti.

Per aggirare il verdetto della Corte Suprema, l’amministrazione Trump ha invocato la Section 301 del Trade Act del 1974, che permette al governo statunitense di rispondere a pratiche commerciali considerate ingiuste da altri paesi.

Il termine “lavoro forzato” si riferisce a situazioni in cui gli individui sono costretti a lavorare contro la loro volontà, tramite minacce, violenze, ricatti o controlli sui documenti personali. L’amministrazione sostiene che nei paesi colpiti dai dazi continuino a essere prodotti beni attraverso pratiche di lavoro forzato e che le autorità locali non stiano facendo sufficienti sforzi per impedirne l’esportazione negli Stati Uniti.

Tuttavia, i nuovi dazi non si applicano esclusivamente ai prodotti per cui è stata verificata la presenza di lavoro forzato; la misura si estende alla maggior parte delle merci importate dai paesi interessati. Di conseguenza, questa nuova iniziativa è stata interpretata come un tentativo di individuare una differente base legale per imporre dazi generalizzati, permettendo all’amministrazione Trump di proseguire la sua politica economica aggressiva verso i partner commerciali statunitensi.

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