Israele: crisi istituzionale in vista dopo la decisione del governo di non rispettare la sentenza della Corte Suprema
Una decisione presa domenica dal governo israeliano sta rischiando di aprire una crisi istituzionale nel paese. Il governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato la sua intenzione di non rispettare una sentenza della Corte Suprema riguardante l’Autorità di controllo delle trasmissioni televisive: una decisione senza precedenti e con conseguenze che potrebbero indebolire il già fragile sistema israeliano di bilanciamento dei poteri, riporta Attuale.
Israele è infatti un paese senza una Costituzione scritta e a partire dagli anni Novanta la Corte Suprema ha assunto il ruolo di principale contrappeso al potere esecutivo, con una serie di sentenze che le hanno dato il potere di abolire qualunque legge approvata dalla Knesset, cioè il parlamento israeliano. Da tempo Netanyahu si scontra con il tribunale e ne contesta gli ampi poteri: il suo governo ha anche tentato di riformarli, per ora senza successo.
La questione su cui si è espressa la Corte Suprema riguarda l’Autorità di controllo delle trasmissioni televisive, che sta esaminando l’offerta di acquisto di Channel 13, uno dei più importanti canali israeliani, da parte di un gruppo di imprenditori considerati critici nei confronti di Netanyahu. Governo e Corte Suprema però non sono d’accordo su chi siano i membri dell’Autorità di controllo.
Secondo la Corte, i membri sono quelli nominati dal governo di coalizione molto eterogeneo, di centro e destra, guidato prima da Natftali Bennett e poi da Yair Lapid, in carica fra giugno 2021 e dicembre 2022. Questo governo era avversario politico di Netanyahu. Netanyahu, invece, sostiene che siano quelli che ha scelto successivamente, la cui nomina era stata bloccata dalla Corte, che aveva espresso l’intenzione di esaminare alcuni ricorsi su possibili conflitti d’interesse. La Corte ha deciso che a esaminare il caso di Channel 13 dovrà essere la vecchia Autorità. Netanyahu ha dichiarato che non accetterà la sua decisione.
La decisione del governo di non rispettare la sentenza potrebbe creare un precedente significativo e ampliare i poteri dell’esecutivo, riducendo al contempo quelli della Corte Suprema. Il presidente israeliano Isaac Herzog, che ha un incarico perlopiù di rappresentanza ed è del Partito Laburista, ha affermato che «il mancato rispetto delle sentenze della Corte Suprema è una linea rossa che non deve mai essere superata in nessuna circostanza».
Netanyahu, attualmente imputato di corruzione e frode in un processo iniziato nel 2020 e ancora in corso, non ha ancora commentato in prima persona la questione, ma ha più volte ribadito la necessità di portare avanti una riforma del settore giudiziario.
Nei primi mesi del 2023, il governo di Netanyahu tentò di far approvare una riforma della giustizia che avrebbe indebolito la Corte Suprema. Tuttavia, enormi proteste in Israele obbligarono il governo a rinviarne l’approvazione. Gli attacchi di Hamas e la guerra a Gaza hanno ulteriormente sospeso il dibattito su tale questione. Negli ultimi mesi, il governo ha ripreso alcuni di quei progetti e ha messo più volte in discussione l’autorità e l’operato della Corte, non riconoscendo mai ufficialmente l’autorità del presidente Isaac Amit, considerando il processo di nomina «illegittimo e illegale».