Il conflitto nello Stretto di Hormuz: la posizione dell’Iran
Lo Stretto di Hormuz continua a essere un punto cruciale di tensione geopolitica, nonostante il suo futuro rimanga incerto. La questione trascende i semplici aspetti economici, poiché coinvolge il controllo geopolitico, una dynamique definita da Donald Trump come le «carte» che un paese può giocare contro i suoi avversari, riporta Attuale.
L’Iran detiene fondi congelati all’estero, stimati in oltre cento miliardi di dollari, mentre un recente memorandum firmato a metà giugno prevede un aiuto statunitense per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica, con un piano da almeno trecento miliardi di euro. Da un punto di vista contabile, un compromesso con gli Stati Uniti risulterebbe vantaggioso per Teheran, piuttosto che affrontare un conflitto che potrebbe limitare l’imposizione di un pedaggio all’ingresso del Golfo.
Francamente, l’Iran si troverebbe in una posizione migliore liberandosi delle sanzioni sul petrolio e recuperando i fondi congelati, potendo anche sperare in ulteriori aiuti, un potenziale molto più allettante rispetto ai guadagni derivanti dai pedaggi sul traffico marittimo.
Le prospettive di chiusura dello Stretto
Nonostante le trattative, qualsiasi compromesso rimane fragile, poiché l’Iran non cerca principalmente denaro, ma potere di ricatto. L’obbiettivo di Teheran è mantenere la capacità di bloccare i transiti attraverso lo Stretto, dal quale un tempo passava un quinto del petrolio e del gas naturale mondiale. La minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz è usata come un’arma per scoraggiare aggressioni future e garantire la sicurezza dell’Iran. Come ha dichiarato Majid Shakeri, consigliere del capo dei negoziatori iraniani Mohamed Bagher Ghalibaf, in un’intervista televisiva: «I ricavi sono subordinati al controllo — ha detto —. O teniamo lo Stretto, o ciascuno di noi diventerà un martire per esso».
Il memorandum d’intesa di metà giugno tra Stati Uniti e Iran afferma che Teheran si impegna a garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali per un periodo di sessanta giorni, con i colloqui previsti con il Sultanato dell’Oman per definire la gestione dello Stretto. Tuttavia, la formulazione poco chiara di questo accordo mette in evidenza la debolezza dell’amministrazione statunitense, apparentemente poco preparata a gestire la situazione complessa.
Interprétazione del memorandum e conseguenze
Le ambiguïtà nel memorandum possono essere viste come una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla legge del mare del 1982, che stabilisce il diritto alla navigazione continua e senza ostacoli. L’Iran interpreta l’accordo come la fine delle restrizioni imposte dal trattato; negli ultimi giorni, le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono nuovamente aumentate a seguito delle diverse interpretazioni del testo.
Recentemente, il corpo navale dei guardiani della rivoluzione iraniana ha denunciato l’«avventurismo dei terroristi dell’esercito americano», mentre nel frattempo si segnala un riapertura parziale del Golfo a circa il 50% del traffico prebellico. Tale dichiarazione suggerisce un tentativo di stabilire un fragile equilibrio in un contesto di tensione, mentre Stati Uniti e Iran continuano a non trovare un terreno comune né in guerra né in pace. Un elemento che contribuisce a mantenere alta la febbre del prezzo del petrolio.