Chi realmente desidera un ritorno alla guerra in Iran?

10.07.2026 16:45
Chi realmente desidera un ritorno alla guerra in Iran?

Le tensioni che spingono verso la guerra tra Iran e Stati Uniti

La popolazione iraniana e quella americana non vogliono la guerra. Anche i negoziatori e i Paesi del Golfo non la desiderano. Le vere forze che spingono verso il confronto sono esterne, alimentate da interessi e calcoli strategici, riporta Attuale.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è attualmente il più grande sostenitore di una linea aggressiva contro Teheran. A differenza di Donald Trump, il suo obiettivo è stato chiaro: eliminare il regime degli ayatollah. Per mesi, Netanyahu e i suoi collaboratori hanno spinto la Casa Bianca a lanciare raid mirati, convincenti che questi avrebbero potuto destabilizzare la Repubblica islamica e innescare una rivolta. Tuttavia, la realtà ha dimostrato il contrario: l’intervento militare ha irrigidito il regime iraniano senza indebolirlo, consolidando la posizione dei falchi e lasciando intatti tanto il programma nucleare quanto i missili balistici. Inoltre, Teheran ora controlla una leva strategica fondamentale: lo Stretto di Hormuz, una potenziale bocca di fuoco per il commercio globale.

Donald Trump, inizialmente guerrafondaio, ora sembra restio a un conflitto aperto. Ha compreso che l’uso della forza non ha curvato l’Iran, anzi ha reso i falchi più assertivi e i moderati più cauti. L’elettorato americano, compresi gli schieramenti pro-Trump, è stanco di nuovi conflitti in Medio Oriente, come dimostrano i sondaggi che mostrano una crescente impopolarità per questa politica estera, in vista di elezioni di medio termine che non perdonano.

Dall’altra parte del tavolo, i negoziatori iraniani, tra cui il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, non sono pacifisti, ma sono uomini del regime che comprendono i rischi di una guerra. Sono consapevoli che la priorità è salvaguardare un’economia già in difficoltà. Nonostante toni bellicosi, sembrano più concentrati su sanazioni e petrolio piuttosto che su raid militari.

All’interno dell’Iran, tuttavia, esiste una fazione di falchi: comandanti dei pasdaran e ideologi estremisti che si sentono traditi dagli accordi con Washington. Questi spingono per la guerra, vedendola come una necessità strategica, accusando i negoziatori di complicità e di voler guadagnare tempo per indebolire ulteriormente il regime. Sebbene siano in minoranza, la loro voce è forte e crescente.

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