Attivisti italiani costretti a lasciare Qusra a causa dell’intervento militare israeliano
Quattro donne e un uomo, attivisti italiani, hanno lasciato il villaggio palestinese di Qusra, dopo che l’esercito israeliano è intervenuto per la seconda volta in due giorni nel corso di un’operazione che ha coinvolto la casa della famiglia Ridi, situata a 15 chilometri a sud di Nablus, riporta Attuale.
Fabio, il nome di fantasia di uno degli attivisti, ha dichiarato che ora si trovano in un’altra città, ma ha sottolineato l’importanza di quanto accaduto a Qusra. Non avvertono alcuna urgenza di lasciare il Paese e continuano a mantenere i contatti con Qusai Ridi, il fratello del proprietario della casa, ancora presente all’interno della struttura e che ha espresso gratitudine per la loro presenza: «Credo che la nostra presenza abbia fatto sentire lui e Ahmed, il figlio di 18 anni, molto meno soli».
Durante i giorni di assedio, Fabio e gli altri attivisti hanno vissuto momenti di intensa paura: «Si stava con le persiane abbassate per non farsi vedere dai coloni, le porte chiuse che facevano passare solo il rumore dei veicoli blindati fuori». Hanno dovuto prestare attenzione alle telecamere di sicurezza per monitorare eventuali arrivi e, al calar della notte, facevano turni di guardia.
La prima incursione da parte delle forze israeliane è avvenuta giovedì mattina, quando circa trenta soldati hanno ordinato a undici persone presenti nelle abitazioni della famiglia Ridi di trasferirsi in un solo edificio. Due case sono state requisiste per un periodo temporaneo, ma questa è stata seguita da un’evacuazione forzata di altre venti famiglie palestinesi. «Ci hanno lasciato trenta minuti per prendere le nostre cose. Poi siamo rimasti fuori per otto ore» ha raccontato uno degli evacuati.
Quando sono rientrati, hanno trovato i locali devastati: cibo e beni personali erano stati sottratti e le telecamere di sorveglianza, un importante strumento di sicurezza, erano state distrutte. Durante quella notte, gli attivisti si sono trovati senza elettricità e hanno avuto paura al suono dei veicoli militari di Benjamin Netanyahu. «Gli avamposti dei fanatici — una tenda blu, sedie e divani — vengono smantellati, ma loro non se ne vanno» ha spiegato Fabio, descrivendo un confronto violento avvenuto qualche giorno prima.
Negli ultimi giorni, cibo e acqua non sono più stati forniti al villaggio; tuttavia, un gruppo di attivisti israeliani è riuscito a portare delle provviste fino al cancello, dove sono stati respinti dai militari. La situazione è peggiorata ulteriormente quando, pochi giorni dopo, un soldato ha ordinato agli attivisti italiani di lasciare la casa, avvisandoli che la zona era nuovamente considerata militare fino a marzo 2027. «Ci hanno imbrogliati», ha commentato Fabio, evidenziando la difficoltà di vivere in un contesto dove non è chiaro che tipo di vita si possa condurre.
Fabio ha concluso dicendo: «A Qusra ho visto la colonizzazione messa in pratica», alludendo a un fenomeno che affligge molti villaggi palestinesi. I cinque attivisti hanno contattato il consolato italiano, ma hanno fatto presente che la loro sicurezza è attualmente la priorità, mentre i Ridi rimangono circondati da coloni e soldati.